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Come scegliere il robot pulitore per piscina

È meglio un pulitore idraulico o elettronico? Quali sono gli aspetti da tenere in considerazione quando si sceglie un robot pulitore per piscina? Te lo spieghiamo qui

I robot pulitori per piscine sono accessori indispensabili ai quali non si può davvero rinunciare se si ha una piscina interrata. I robot per la pulizia della piscina, infatti, garantiscono una pulizia della vasca molto più accurata, rispetto alla pulizia manuale. Ma soprattutto, essendo automatici, puliscono pareti e fondale, filtrano qualsiasi tipo di sporco in modo autonomo garantendo al proprietario di risparmiare tempo e fatica per la pulizia della piscina. Basterà accenderlo, selezionare il programma di pulizia desiderato e immergerlo nell’acqua in modo che possa compiere il suo lavoro.

I robot automatici diventano quindi indispensabili per tutti coloro che possiedono una piscina interrata che necessita di interventi di pulizia periodici, durante tutto l’arco della stagione in cui la piscina è in funzione. Ma diventa utilissimosoprattutto se si ha una piscina esterna – durante la fase di preparazione della piscina per la stagione estiva perchè permette una pulizia automatica e accurata di pareti, linea di galleggiamento e il fondale oltre all’eliminazione di tutti i detriti che si sono depositati durante la stagione invernale, senza svuotare completamente la vasca.

Robot pulitore per piscina: consigli utili

Ci sono molti fattori da tenere in considerazione quando si scegliere il tipo di robot per la pulizia della piscina. Molto dipende dalle dimensioni e dalla forma della vasca, dal materiale di rivestimento che si è scelto, ma anche dal budget che si ha a disposizione. Scegliere il robot piscina più adatto alle proprie esigenze, insomma, può essere meno facile di quello che si pensa. La prima cosa da sapere è che in commercio esistono due tipologie di pulitori: quelli idraulici e quelli automatici.

Che tipologia di robot pulitore scegliere? Idraulico o elettronico?

La pulizia della piscina è una delle operazioni più difficili e laboriose, ma soprattutto più delicate. La piscina, infatti, ha già un suo sistema di filtrazione che però permette di raccogliere solo lo sporco e i detriti che rimangono sospesi nell’acqua. Quelli che si depositano sul fondo, invece, difficilmente vengono rimossi dal sistema di filtrazione. Per questo bisogna ricorrere all’utilizzo di un pulitore automatico.

Pulitori automatici idraulici

La maggior parte dei pulitori automatici idraulici hanno solo una parte in movimento e possono essere collegati a una specifica porta di aspirazione o allo skimmer. Entrano in funzione solo quando la pompa di aspirazione è accesa raccogliendo sporco e detriti, depositandoli nel sistema di filtrazione della vasca.

I pulitori idraulici hanno il vantaggio di essere economici, facili da installare e da utilizzare, sono decisamente affidabili e non richiedono nessun tipo di manutenzione. Purtroppo però non hanno un serbatoio di raccolta dei detriti che vengono convogliati nel filtro principale della piscina, puliscono soltanto il fondale della vasca e non le pareti e non dispongono di alcun sistema di spazzolatura per una pulizia più accurata. Per queste ragioni negli ultimi anni i pulitori elettronici hanno progressivamente sostituito quelli idraulici.

Pulitori automatici elettronici

I pulitori automatici elettronicii cosiddetti robot – sono un sistema di pulizia e filtrazione a parte, che non coinvolge l’impianto di filtrazione della vasca o lo skimmer. Se una piscina ha un impianto di filtrazione debole, il robot idraulico – che funziona utilizzando l’energia prodotta dalla pompa di filtrazione – può risultare inefficace, cosa che non avviene con i robot elettronici che funzionano autonomamente.

Inoltre i robot elettronici non convogliano lo sporco nell’impianto di filtrazione della piscina ma raccolgono all’interno di un sacco filtro tutto lo sporco e i detriti presenti nell’acqua, sul fondale, sulle pareti e sulla linea di galleggiamento garantendo risultati migliori e una pulizia più omogenea – grazie all’azione delle spazzole che rimuovono alghe e batteri – rispetto ai pulitori idraulici o alla pulizia manuale.

Questi robot per la pulizia delle piscine effettuano dei cicli di pulizia programmabili, essendo degli apparecchi che funzionano in modo indipendente possono essere messi in funzione quando lo si ritiene più opportuno. Ottimizzano l’efficacia dei prodotti chimici utilizzati ed è possibile selezionare il programma di pulizia più adeguato all’intensità e al tipo di sporco presente in vasca, ogni modello infatti solitamente offre più programmi di pulizia. I robot pulitori hanno un basso voltaggio, garantiscono quindi bassi consumi ma sono più costosi rispetto ai pulitori idraulici, inoltre richiedono pochissima manutenzione visto che a ogni utilizzo bisogna solo lavare il filtro interno dell’apparecchio e in ultima la sostituzione delle spazzole quando è necessario.

Gli aspetti da tenere in considerazione quando si sceglie un robot pulitore per piscina

Abbiamo appena visto perché un robot pulitore elettrico è preferibile rispetto a quello idraulico. Gli altri aspetti da tenere a mente quando si sceglie un robot pulitore per piscine interrate sono la forma e il rivestimento della piscina.

Se il fondo della piscina è piatto è sufficiente un pulitore a due motori. Ma se la piscina non ha un fondale regolare (ci sono dei gradini oppure il fondale è a forma di piramide rovesciata) bisogna optare per un modello più potente, a tre motori, capace di ruotare, evitare gli ostacoli e di raggiungere tutti i punti della piscina.

Per le piscine rivestite con piastrelle (che rendono le pareti più scivolose) è consigliabile scegliere un modello a 4 ruote motrici o dotato di ventose o spazzole progettate per aderire perfettamente alle superfici.
Infine, l’ultimo consiglio è quello di affidarsi a un rivenditore serio e affidabile, capace di proporre il robot migliore in base alle caratteristiche della piscina e di garantire assistenza tecnica e ricambi anche nella fase di post-vendita.

Costruire una piscina interrata: permessi e realizzazione

Progettazione, rilascio dei permessi e realizzazione sono i passaggi principali per la costruzione di una piscina interrata. Vediamoli uno a uno

La realizzazione di una piscina interrata richiedere degli interventi più complicati e lunghi rispetto a quelli per le piscine fuori terra. Ma il risultato è di gran lunga migliore: avrai una vera e propria piscina permanente che aumenterà anche il valore della tua proprietà.

Gli step da seguire per la costruzione di una piscina interrata sono 3:

  • realizzazione del progetto;
  • richiesta e rilascio delle autorizzazioni necessarie;
  • costruzione della piscina.

Vediamoli di seguito.

Progettazione, richiesta e rilascio dei permessi, realizzazione della piscina interrata

1 Progettazione

La fase di progettazione di una piscina interrata è la prima e la più importante. Un progetto ben realizzato, svolto da un progettista di professione capace di tenere conto delle esigenze del cliente e di tutti gli altri criteri, funzionali ed estetici, nel rispetto delle normative vigenti, è fondamentale. Ti permetterà di avere la piscina dei tuoi sogni in tempi più rapidi, evitando il incappare in problemi nelle successive fasi di richiesta delle autorizzazioni e costruzione della piscina.

2 Autorizzazioni e normative

Una piscina interrata, diversamente da quelle fuori terra, gonfiabili o in PVC, è un’opera permanente. Pertanto la sua costruzione può avvenire soltanto dopo la richiesta e il successivo rilascio da parte degli enti competenti di tutte le autorizzazioni necessarie, come in fondo accade per la realizzazione di tutte le strutture fisse.

È sempre consigliato affidarsi a un professionista abilitato, che conosce tutte le normative del caso a livello sia nazionale che regionale e comunale, anche in questa fase di preparazione delle documentazioni necessarie per la costruzione della piscina interrata. Infatti le procedure di realizzazione e di raccolta dei permessi necessari devono tenere conto di molti fattori – e qualche vincolo – che possono variare di caso in caso.

L’ufficio tecnico comunale, a seconda del piano regolatore, è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie riguardo l’effettiva possibilità di realizzazione della piscina interrata e il rispetto di determinati criteri progettuali (come ad esempio dimensioni, forma, profondità, colore, ecc.) e di eventuali vincoli paesaggistici o di protezione del territorio che potrebbero allungare ulteriormente i tempi di attesa.

Vincoli e permessi: casi particolari

  • Qualsiasi attività edilizia, compresa la costruzione di una piscina interrata, in una zona soggetta a vincolo paesaggistico o storico-architettonico dovrà disporre del permesso paesaggistico rilasciato da enti sovraordinati come la Soprintendenza ai Beni paesaggistici e ambientali.
  • Per la realizzazione dello scavo bisognerà seguire le indicazioni relative alla gestione del terreno di scavo previste dal Codice Ambientale.
  • Se l’area è gravata da vincolo idrogeologico bisognerà richiedere una perizia e ottenere l’Autorizzazione Idrogeologica.
  • In base al trattamento dell’acqua desiderato (cloro o elettrolisi del sale) bisognerà richiedere al Comune l’Autorizzazione allo Scarico in Fogna in base a quanto previsto dal Codice Ambiente.

3 Realizzazione della piscina interrata

Una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie sarà possibile avviare i lavori di costruzione della piscina interrata, attenendosi scrupolosamente a quanto indicato nel progetto per quanto riguarda forma, dimensione, capienza e materiali da utilizzare.

Scavo e livellamento del terreno

Il primo passaggio che riguarda la costruzione effettiva di una piscina interrata è lo scavo del terreno che andrà calcolato rispettando la profondità desiderata e indicata nel progetto di realizzazione.

In questa fase il terreno dovrà essere livellato con molta precisione affinché fondale e pareti verticali siano dritte. Questo procedimento è più semplice nel caso in cui si scelga di costruire una piscina quadrata o rettangolare, diventa un po’ più complicato nel caso di forme curve e ondulate.

Impianto elettrico e idrico

Per legge le piscine interrate, diversamente dalle altre, devono predisporre di un impianto elettrico e di un sistema idrico collegato all’impianto fognario costruiti a regola d’arte. Le tubature dell’acqua devono essere perfettamente impermeabili per evitare perdite d’acqua che potrebbero provocare frane o addirittura dissesti geologici. Idem per i cavi elettrici per evitare il rischio di scosse.

Impermeabilizzati e messi in sicurezza l’impianto idrico e quello elettrico è possibile procedere con la posa della vasca.

Finiture della piscina

In base ai propri gusti si possono scegliere tra un’infinità di materiali di rivestimento della vasca (cemento, mosaico o laminati) di varie forme, colori, resistenza e qualità del materiale. Nonché scegliere gli accessori come il tipo di scala, la doccia a bordo vasca oppure un trampolino.
La posa delle finiture conferiranno alla piscina le caratteristiche estetiche e funzionali desiderate conferendo uno stile unico e personalizzato.

Piscina: messa in funzione per la stagione estiva

Tutti i passaggi per l’apertura e la corretta messa in funzione della piscina a inizio stagione: dalla pulizia al controllo degli impianti fino al trattamento dell’acqua

Per rimettere in funzione la piscina dopo la pausa invernale bisogna seguire alcune semplici indicazioni. Di seguito ti spiegheremo quali sono gli step da seguire, passo dopo passo, per una corretta messa in funzione della piscina in modo da non avere problemi di manutenzione durante l’estate.

Innanzitutto qual è il periodo migliore per pulire la piscina e rimetterla in funzione? Prima dell’arrivo del caldo, quando la temperatura dell’acqua si aggira attorno ai 12° C, non oltre altrimenti c’è il rischio che si formino delle alghe complicando le seguenti fasi di pulizia.

Tutti gli step per mettere correttamente in funzione la piscina per la stagione estiva

 

1 Rimuovere, lavare e riporre il telo di copertura invernale

La prima cosa da fare per preparare la piscina alla stagione estiva è rimuovere il telo di copertura assicurandosi di togliere tutti i residui che si sono depositati sulla superficie del telo lungo il corso dell’inverno e l’eventuale acqua stagnante. Durante la rimozione fai attenzione che il telo non sprofondi nell’acqua. Poi procedi con la pulizia, per farlo puoi utilizzare l’idropulitrice. Assicurati che entrambi i lati della copertura siano completamente puliti e, per una conservazione ottimale, puoi cospargerla con del talco prima di piegarla e riporla in un posto protetto e asciutto.

È consigliabile svuotare completamente la piscina e pulirla accuratamente, come vedremo di seguito.

2 Svuotare la piscina totalmente

Per svuotare la piscina bisogna accendere la pompa impostando la valvola selettrice in modalità scarico. In questo l’acqua fluirà attraverso le prese di fondo svuotando completamente la piscina. Ti consigliamo di effettuare questo passaggio con molta calma, tenendo in considerazione la portata della fognatura del tuo comune di residenza. Per rimuovere anche gli ultimi centimetri d’acqua depositati nel fondo vasca puoi munirti di un’ulteriore pompa di scarico in modo che la piscina sia completamente vuota prima di effettuare gli altri passaggi.

3 Pulire le pareti e il fondale della piscina

Per la pulizia di pareti e fondale ti consigliamo di scegliere i prodotti più idonei in base al tipo di sporco da rimuovere facendo molta attenzione alla loro compatibilità di utilizzo sui rivestimenti (pareti e fondale), per non rischiare di rovinarli. Solitamente sono necessari i disincrostanti a base acida nelle aree dove l’acqua è molto calcarea. Per rimuovere la solita riga gialla nella linea di galleggiamento puoi utilizzare uno sgrassatore. Procedi cospargendo il prodotto scelto sulle pareti da pulire, se necessario lasciarlo agire per alcuni minuti, e spazzola prima di proseguire con il risciacquo.

4 Controllare e pulire pompe e filtri

Durante la fase di rimessa in funzione della piscina non ci si deve dimenticare di detergere anche le altre componenti – oltre alla vasca – come le pompe, filtri e prefiltri. Bisogna svuotarli, pulirli e risciacquarli accuratamente. Per pulire gli skimmer bisogna lasciare aperto il prefiltro della pompa in modo che l’acqua scorra nelle tubazioni. Se la piscina è a sfioro, invece, pulire accuratamente anche la canalina. In questo caso è necessario lo svuotare e la pulire anche della vasca di compenso.

Anche l’impianto di filtrazione va controllato e pulito, assieme ai filtri che vanno lavati e risciacquati più volte per garantire una chiarificazione dell’acqua adeguata. I filtri vanno puliti con un lavaggio controcorrente in modo da rimuovere sporco e impurità e riassettare la sabbia. Durante l’estate, periodicamente, i filtri andranno ripuliti.

5 Riempire la piscina

Terminate le fasi di pulizia si può procedere con il riempimento della piscina. Si consiglia di usare l’acqua dell’acquedotto perché chimicamente sana. Diversamente l’acqua presente in un pozzo privato, anche se limpida, presenta sostanze naturali che agevolano – ad esempio – la formazione di alghe. Nonostante si possa poi trattare l’acqua con prodotti chimici va ricordato che è una procedura che alla lunga richiede più manutenzione e costi aggiuntivi.

6 Trattamento dell’acqua a inizio stagione

Il trattamento dell’acqua a inizio stagione – o da effettuarsi dopo particolari situazioni ambientali che alterano la composizione dell’acqua – va fatto attraverso la superclorazione o clorazione d’urto.

Attraverso la superclorazione si introduce nell’acqua una quantità di disinfettante a base di cloro di gran lunga superiore a quella utilizzata durante le normali procedure di disinfezione dell’acqua. L’obiettivo è quello di disinfettare e sterilizzare tutti i componenti della piscina per eliminare e ossidare qualsiasi microrganismo sopravvissuto durante le precedenti procedure di pulizia della piscina. Il cloro, infatti, ha una funzioni battericida molto efficace.

Come effettuare il trattamento dell’acqua con la superclorazione

Per questo tipo di trattamento dell’acqua di inizio stagione la quantità di cloro da usare è superiore a quella usata durante la clorazione standard, si consiglia di utilizzare un prodotto ad alta concentrazione di cloro adatto per la clorazione shock e di diluire secondo le indicazioni riportate sull’etichetta del produttore. La piscina non potrà essere usata per almeno 2-3 giorni durante i quali bisognerà monitorare il livello di cloro presente nell’acqua.
Si ricorda di usare i guanti, occhiali protettivi ed altri dispositivi di sicurezza nella manipolazione dei prodotti chimici.

7 Regolazione dei livelli di cloro e pH

Terminato il trattamento dell’acqua con la superclorazione bisogna verificare che cloro e PH siano a livelli ottimali per garantire un accesso sicuro ai bagnanti:

  • livello di cloro ottimale = 1,2 (o compreso tra 1,0 – 1,5)
  • livello di pH ottimale = 7,2 (o compreso tra 7,0 – 7,4)

Con il test kit puoi monitorare i valori di cloro e pH.

Dopo aver effettuato tutte le procedure di controllo, pulizia e trattamento dell’acqua si può iniziare a montare le scalette e tutti gli altri accessori esterni.

Sicurezza piscine: il manuale HACCP

Il manuale HACCP delle piscine

Tra i requisiti per la messa in sicurezza delle piscine un aspetto molto importante è il manuale HACCP che spesso erroneamente viene associato solo alla tutela e alla salvaguardia degli alimenti, dimenticandosi che invece esso si riferisce all’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo all’interno di una qualsiasi filiera.

Questo significa che le procedure per tale individuazione si riferiscono in senso lato anche ai luoghi che normalmente possiamo frequentare, come le piscine ad esempio, aspetto per l’appunto ribadito nella Conferenza Stato Regioni 1605 del 16 gennaio 2003.

Essendo la piscina una struttura, al fine della redazione del sistema HACCP bisogna valutare ulteriori aspetti rispetto a strutture in cui la manipolazione degli alimenti è più preponderante.

Applicare i metodi dell’HACCP su piscine significa essenzialmente seguire e valutare quanto segue:

  • Analizzare potenziali pericoli igienico-sanitari, chimici, fisici e microbiologici dell’impianto (organizzare periodici programmi di pulizia e sanificazione degli ambienti);
  • Capire quando possa verificarsi il pericolo individuato e quali contromisure adottare;
  • Scoprire i punti critici e relativi limiti;
  • Stabilire un sistema di monitoring con azioni correttive, anche attraverso azioni di autocontrollo delle piscine da parte del gestore dell’impianto;
  • Definito un piano, esso va poi riverificato nel tempo per testarne l’efficacia ed eventualmente aggiornato o modificato a seconda delle nuove criticità individuate. Importante, vista la particolarità del luogo, è tenere conto delle variazioni ambientali cui una piscina è inevitabilmente sottoposta, visto che possono variare nel tempo il numero di frequentatori e quello degli agenti patogeni che potenzialmente possono influire sulla salubrità del luogo.

Oltre ciò il manuale deve contenere tutte le informazioni relative alla struttura e alle parti meccaniche che in un piscina non mancano, quindi: vasche, filtri, pompe, ecc. E di ognuno di questi elementi deve essere presente la relativa valutazione del rischio e le contromisure da adottare.

Sarebbe bene ci fosse un responsabile della piscina il quale opererà, nell’interesse comune, gestendo ed effettuando controlli secondo quanto redatto e, ovviamente, segnalando carenze che potranno presentarsi nel corso del tempo. Si ricorda inoltre che, come per tutti i luoghi pubblici, la documentazione così prodotta e le analisi periodiche cui viene sottoposta una piscina devono essere a disposizione della ASL competente.

Piscine in sicurezza

Requisiti operativi di sicurezza nelle piscine

La piscina è da sempre considerata sinonimo di benessere e relax ma anche un spazio di alto rischio per la sicurezza delle persone e per questo motivo va attrezzata ed equipaggiata di elementi comuni che hanno la finalità di garantire un primo stadio di sicurezza e minimizzare i possibili rischi fisici o igienici derivati dal suo utilizzo.

Ad oggi manca una normativa specifica che impone degli obblighi con delle indicazioni chiare e certe dal punto di vista della messa in sicurezza delle piscine, quindi dobbiamo univocamente affidarci alla norma UNI EN 15288 che indica i requisiti operativi di sicurezza che però nella maggior parte dei casi sono soggettivi: spetta cioè solo al responsabile della piscina valutare quali requisiti operativi adottare per minimizzare i rischi in base al grado di pericolosità di ogni singola struttura.

Qualsiasi piscina pubblica, ad uso collettivo o condominiale, per essere gestita al meglio deve rispettare i seguenti requisiti operativi di sicurezza:

  • Recinzione perimetrale e accessi controllati
  • Sorveglianza durante gli orari di apertura
  • Passaggio obbligato, doccia, e vaschetta lavapiedi con soluzione antimicotica
  • Pavimentazione del bordo vasca antisdrucciolo (DIN 51097)
  • Cartelli con regolamento di uso, orari di apertura della piscina, avviso di sorveglianza e profondità della vasca (UNI EN 15288-2)
  • Salvagente con cima di lancio
  • Materiale di medicazione dedicato per le piscine (DM n. 388/2003)
  • Tutti i componenti sommersi in acqua come la scaletta d’ingresso, le griglie di sfioro, lo skimmer, le bocchette e le aspirazioni devono essere certificati (UNI EN 13451)
  • Impianti di filtrazione a norma UNI EN 10637
  • Centralina di dosaggio automatico di Cloro e Ph
  • Autocontrollo, HACCP piscine e programmi di pulizia e sanificazione stabiliti
  • Registro dei parametri dell’acqua e analisi di laboratorio (prospetto 2 UNI EN 10637)

Anche la recinzione per evitare le cadute accidentali è un requisito necessario per la messa in sicurezza delle piscine. Inoltre, al di là che la profondità delle piscine è importante che questa venga segnalata a bordo vasca con i cartelli di avviso sia per chi non sa nuotare e per chi vuole tuffarsi.

L’aspirazione diretta in vasca è consentita, solo quando ci sono le condizioni di sicurezza stabilite dalla UNI 13451. Da ultimi il controllo e l’ispezione visiva dell’integrità di griglie e flange presenti in vasca e il controllo e la verifica dell’idoneità dell’impianto elettrico a norma (CEI 64-8).

 

Piscine: facciamo chiarezza

La classificazione delle piscine

Si definisce piscina un complesso attrezzato per la balneazione che comporti la presenza di uno o più bacini artificiali utilizzati per attività ricreative, formative, sportive e terapeutiche esercitate nell’acqua contenuta nei bacini stessi. Nonostante le piscine esistano da diverso tempo però solo il 16 gennaio 2003 la Conferenza Stato Regioni ha stabilito che ai fini igienico-sanitari le piscine devono essere classificate secondo criteri di destinazione, caratteristiche strutturali e ambientali, utilizzazione. Nel 2006 viene pubblicata la revisione della norma UNI 10637 a cui si ispirano quasi tutte le regioni che oggi hanno una legge specifica per le piscine. Al momento, non tutte le regioni italiane hanno fatto la legge sulle piscine, ma comunque la faranno.

> In base alla loro destinazione le piscine si distinguono in varie categorie:

  1. Piscine pubbliche Categoria A: si intendono le tipologie di piscine di proprietà pubblica o privata che sono aperte al pubblico, e che possono essere inserite nelle più svariate realtà: Categoria A1: piscine pubbliche di proprietà comunale, sono le classiche piscine comunali ludiche o agonistiche. Categoria A2: piscine di proprietà privata ad uso pubblico, sono le piscine inserite in strutture adibite ad altre attività come alberghi, campeggi, centri benessere ecc. Categoria A3: parchi acquatici di proprietà pubblica o privata destinati ad una utenza pubblica con piscine finalizzate al gioco acquatico.
  2. Piscine condominiali Categoria B: sono le piscine facenti parte di condomìni e destinate esclusivamente all’uso privato da parte degli aventi titolo e loro ospiti, la cui natura giuridica è definita dagli artt. 1117 e seguenti del Codice Civile;
  3. Piscine riabilitative Categoria C: piscine ad uso speciali collocate all’interno di strutture di cure e riabilitazione.
  4. Piscine private Categoria D: ad uso esclusivo di una singola unità immobiliare.

> In base alle caratteristiche strutturali e ambientali le piscine si distinguono in:

  1. Scoperte, ovvero costituite da complessi con uno o più bacini artificiali non confinati entro strutture chiuse permanenti;
  2. Coperte, costituite da complessi con uno o più bacini artificiali confinati entro strutture chiuse permanenti;
  3. Di tipo misto, se costituite da complessi con uno o più bacini artificiali scoperti e coperti utilizzabili anche contemporaneamente;
  4. Di tipo convertibile, costituite da bacini artificiali nei quali gli spazi destinati alle attività possono essere aperti o chiusi in relazione alle condizioni atmosferiche.

> In base alla loro utilizzazione, si suddividono in base allo scopo delle singole vasche: usate per fare il bagno o per nuotare, per relax, per usi termali o scopi agonistici.

  1. Per nuotatori e di addestramento al nuoto: aventi requisiti che consentono l’esercizio delle attività natatorie in conformità al genere ed al livello di prestazioni per le quali è destinata la piscina (vasche agonistiche);
  2. Per tuffi ed attività subacquee: hanno requisiti che consentono l’esercizio delle attività in conformità al genere ed al livello di prestazioni per le quali è destinata la piscina;
  3. Ricreative: aventi requisiti morfologici e funzionali che le rendono idonee per il gioco e la balneazione;
  4. Per bambini: queste detengono requisiti morfologici e funzionali, quali la profondità, 60 cm, che le rendono idonee per la balneazione dei bambini;
  5. Polifunzionali: aventi caratteristiche morfologiche e funzionali che consentono l’uso contemporaneo del bacino per attività differenti o che posseggono requisiti di convertibilità che le rendono idonee ad usi diversi;
  6. Ricreative attrezzate: caratterizzate dalla prevalenza di attrezzature accessorie quali acquascivoli, sistemi di formazione di onde, fondi mobili, ecc.;
  7. Per usi riabilitativi: possiedono requisiti morfologici e funzionali nonché dotazione di attrezzature specifiche per l’esercizio esclusivo di attività riabilitative e rieducative sotto il controllo sanitario specialistico;
  8. Per usi curativi e termali: nelle quali l’acqua viene utilizzata come mezzo terapeutico in relazione alle sue caratteristiche fisico-chimiche e/o alle modalità con cui viene in contatto dei bagnanti. L’esercizio delle attività di balneazione deve essere effettuato sotto il controllo sanitario specialistico.