Apertura stagionale, piscine pronte all’uso

Facciamo il tagliando alla nostra piscina con l’apertura e la pulizia stagionale

Quando arriva il momento di riaprire la piscina significa che le giornate invernali stanno, piano piano, lasciando il passo alla bella stagione, e quindi è arrivato il momento di attivarsi per pensare seriamente a rimettere in moto tutto. Le operazioni da svolgere per la riapertura non sono molte, ma se svolte correttamente vi permetteranno di utilizzare la piscina per tutta l’estate senza alcun problema o pensiero.

Schematicamente, per aprire la tua piscina interrata, dovrai:

  • Pulire accuratamente il giardino e in seguito rimuovere la copertura della vasca;
  • Check up di tutti gli apparecchi elettrici e meccanici del locale tecnico e dell’impianto di riciclo;
  • Verifica di tutti gli accessori (idromassaggio, scalette, trampolini, ecc…);
  • Accensione degli impianti di filtrazione e disinfezione, lasciando acceso il tutto per un paio di giorni facendo attenzione e rumori insoliti;
  • Controllo dell’acqua: verificati i parametri, procedere ad una clorazione shock (utile ad una disinfezione definitiva di ogni parte della piscina) e poi, misurati i valori, dopo alcuni giorni, correggere pH e cloro con i prodotti appositi;
  • Avviare l’impianto di filtrazione per altre 24 ore.

Riapertura piscine: vediamo insieme nel dettaglio i vari passaggi

L’apertura della piscina a inizio stagione e la sua messa in funzione è un momento importante. Per preparare la piscina all’utilizzo, infatti, bisogna togliere la copertura invernale, ripulirne la superficie, procedere con il trattamento dell’acqua e riavviare l’impianto di filtrazione. Tutte queste operazioni vanno svolte meticolosamente per evitare problemi nei mesi a venire.

1- Copertura invernale: Rimozione, lavaggio e rimessaggio

Per evitare che la copertura invernale si rovini e poterla riutilizzare nuovamente a fine stagione, bisogna lavarla e ripiegarla solo quando è perfettamente asciutta su entrambi i lati e va riposta nel vostro garage o locale destinato ai prodotti per la piscina. Inoltre segnaliamo di controllare il giardino e l’area circostante la piscina. Rimuovere detriti, foglie secche o fiori dalla parte più vicina al bordo.

Fate tutto il possibile per sgombrare bene l’area, pulite la pavimentazione perimetrale in modo tale che la polvere e lo sporco accumulato nei mesi invernali non ricadano subito in acqua una volta tolto il telo. Se avete alberi con rami fioriti che sporgono proprio sulla piscina potarli in via preventiva. Tutte queste operazioni sono le più semplici ma spesso le più trascurate.

2 – Pulizia pareti e fondo vasca

Questa è un’operazione che si compie a vasca piena pulendo i depositi della linea di galleggiamento ed aspirando il fondo vasca con l’apposita spazzola aspirafango. Si procede, poi, alla pulizia degli skimmer, lasciando il prefiltro della pompa aperto e facendo scorrere l’acqua nelle tubazioni. Stessa cosa per la canalina, nel caso di piscina a sfioro, che deve essere lavata in profondità lasciando aperto lo scarico della vasca di compenso. Anche quest’ultima andrà, poi, ripulita.

3 – Trattamento dell’acqua iniziale: clorazione d’urto o superclorazione

a) La clorazione d’urto consiste nell’introdurre una dose di disinfettante di molto superiore a quella necessaria ad una normale disinfezione dell’acqua. Questo trattamento chimico ha lo scopo di sterilizzare e disinfettare ogni componente della struttura, pareti, fondo, filtri e tubazioni. In questo modo, ogni microrganismo sopravvissuto alle operazioni di pulizia viene definitivamente eliminato. Di norma si esegue solo a inizio stagione, o in seguito a particolari eventi. Durante il periodo di utilizzo della piscina, infatti, basta eseguire una normale disinfezione ogni due settimane circa.

b) La superclorazione o trattamento shock è da effettuarsi sia nel caso si sia scelto di non svuotare la piscina a inizio stagione sia nel caso in cui la piscina sia appena stata riempita, prima di far entrare i bagnanti.

Per il trattamento shock vengono impiegate apposite sostanze a base di cloro, come ad esempio il dicloro granulare. La quantità di prodotto necessario varia in base allo stato di contaminazione dell’acqua, anche se in generale si consiglia di utilizzare 15-20 g/mc di disinfettante contro gli 8-10 g/mc della clorazione periodica. Con la sigla mc sono indicati i metri cubi del filtro dell’impianto. A questa operazione può essere utile affiancare una dose di prodotto antialghe e, se l’acqua è particolarmente ricca di ferro, aggiungere una dose di flocculante.

4 – Impianto di filtrazione: controllo e messa in funzione

Una volta conclusa la pulizia della piscina, bisogna rimettere in funzione l’impianto di filtrazione. Per farlo è necessario effettuare un controllo sui singoli elementi che lo costituiscono, quali filtri, pompe e tubazioni. Per prima cosa, vanno puliti e richiusi i prefiltri, che durante l’inverno sono stati tenuti aperti. Dopodiché si passa a chiudere lo scarico della vasca e quello della vasca di compenso, nel caso in cui sia presente.

Prima di iniziare con il normale regime di filtrazione, è bene controllare lo stato dei filtri e le condizioni della massa filtrante, essenziale per la chiarificazione dell’acqua. Per riportare questo elemento alla sua condizione originaria è necessario effettuare un lavaggio controcorrente del filtro, detto controlavaggio, per eliminare lo sporco e riassettare la sabbia. Solo adesso si può passare ad un normale regime di filtrazione. Per concludere vanno rimesse in funzione le apparecchiature per il dosaggio automatico dei prodotti chimici e va controllata la pressione del manometro sui filtri, che potrebbe segnalare la dimenticanza di una valvola rimasta aperta.

5 – Controllo dei valori chimici e il livello dell’acqua

Dopo la superclorazione iniziale è necessario riportare i parametri di cloro e del PH a livelli ottimali prima di far entrare i bagnanti.

6 – Montaggio accessori esterni

A questo punto si possono installare tutti i componenti esterni rimossi per il periodo invernale (scaletta, tavola trampolino, sistemazione accessori locale tecnico)

7 – Verifica impianto di illuminazione

Prima di inaugurare la stagione è opportuno dare un’occhiata all’impianto di illuminazione, in modo tale che funzioni correttamente e che non abbia subito danni durante l’inverno. Va verificato lo stato delle singole lampadine, siano esse tradizionali o a led, e si sostituiscono quelle che non si accendono più. Si passa, poi, alla centralina principale che controlla tutto il sistema e si effettua un check generale prima di procedere a programmare l’impianto.


I sistemi di sterilizzazione dell’acqua

La sterilizzazione dell’acqua come elemento per la sicurezza sanitaria della piscina

I trattamenti di sterilizzazione dell’acqua più diffusi si basano sull’azione di un reagente chimico e il suo dosaggio può avvenire tramite una pompa dosatrice se il prodotto è in forma liquida (come ad esempio il cloro, il più usato tra i disinfettanti), oppure iniettato se in forma gassosa come l’ozono.

In ogni tipologia di piscina, da pubblica a privata, si deve sempre mantenere controllata la possibile contaminazione con il sistema della “Conta batterica a 22°C e 37°C”: questo metodo permette di stimare non solo la quantità di batteri presenti in acqua ma anche le condizioni igieniche della vasca e la potenziale ricrescita dei microrganismi. Bisogna infatti sempre tener presente che nell’acqua si immergono le persone, elemento che incide sulla qualità dell’acqua in quanto queste possono contaminarla con sudore, urina, capelli, epidermide, olii abbronzanti e batteri. Anche l’ambiente esterno incide sulla contaminazione dell’acqua della piscina con piogge, vento e fogliame.

La disinfezione come procedimento meccanico o chimico

L’acqua della piscina può essere sterilizzata attraverso due procedimenti, quello meccanico e quello chimico (in cui uno non sostituisce l’altro):

1 – La pulizia meccanica è resa possibile attraverso il filtro che trattiene le impurità di carattere fisico come capelli, insetti, piccoli detriti, foglie, ecc. All’interno del filtro vengono inseriti vari materiali quali sabbia, quarzite, vetro o fibra di poliestere. La sabbia è l’elemento più utilizzato anche se il rapporto detriti/sporco filtrato è di appena 40/60 micron contro i 10/20 micron degli altri sistemi ( dove il micron è un millesimo di millimetro).

In particolare, a seconda della struttura delle diverse piscine sono previsti diversi tipi di impianti di filtrazione che in generale prevedono tre passaggi comuni ad ogni riciclo dell’acqua (a cui poi segue la disinfezione con cloro):

  • prefiltrazione: utilizza filtri a cestello per filtrare le impurità più grossolane tra cui capelli o piccoli oggetti accidentalmente caduti o persi in acqua;
  • coagulazione: permette l’aggregazione di oggetti e sostanze più piccoli in impurità colloidali. La coagulazione utilizza il dosaggio di sostanze flocculanti come il polidrossicloruro di alluminio e il solfato di alluminio.
  • filtrazione: permette di trattenere le varie impurità facendo passare l’acqua attraverso batterie di filtri generalmente costituite da letti di sabbia multistrato o diatomee.

2 – La pulizia chimica avviene tramite la sterilizzazione dell’acqua attraverso l’uso di prodotti chimici permettono di uccidere i batteri presenti in vasca. Questo aspetto viene realizzato attraverso la regolazione del PH (il cui valore deve essere compreso tra 7,2 e 7,4) e la regolazione del disinfettante (come il cloro, l’ozono, ecc.).

L’inserimento dei prodotti che regolano queste due funzioni, avviene in modo manuale oppure automatico:

  • Quello manuale si fa controllando i valori tramite una provetta che viene immersa per pochi secondi nell’acqua della piscina che è in grado di fornire  i dati necessari per capire quando occorre rabboccare i prodotti di sterilizzazione.
  • Quello automatico viene effettuato tramite centralina che si occupa autonomamente di leggere i valori di PH e cloro e dosare in modo automatico i prodotti chimici.

I diversi tipi di sterilizzazione

Oltre al comune cloro esistono anche altri impianti di disinfezione alternativi. Gli impianti a UV utilizzano lampade germicide a bassa pressione che eliminano i batteri per fotolisi (in questo caso in acqua deve esserci il minor numero possibile di solidi sospesi e sedimentabili, in caso contrario i fenomeni di assorbimento e dispersione della luce UV potrebbero comprometterne l’efficienza di disinfezione).

Nelle piscine all’aperto poi vengono anche utilizzati flocculanti come sali di magnesio e sostanze antialghe proprio per diminuire il rischio di contaminazione batterica oltre che per migliorare limpidezza e trasparenza dell’acqua.

La sterilizzazione al sale prevede che una volta l’anno venga introdotto il sale nella vasca della piscina dopodiché, quando l’acqua passa attraverso la centralina, si genera un procedimento elettrolitico grazie al quale il sale si scompone in vari composti, fra cui l’ipoclorito (che di fatto è lo stesso agente sterilizzante del cloro) che viene poi immesso nell’acqua sterilizzandola.

La sterilizzazione al sale garantisce la qualità dell’agente sterilizzante in quanto prodotto direttamente dal sale mentre nel cloro liquido (in polvere o in pastiglie) non si ha la certezza della purezza dei componenti.

Come costruire la tua piscina: cemento armato, casseri a perdere o in pannelli d’acciaio

Cemento armato

Il cemento armato, non è l’unica soluzione da scegliere per la realizzazione della propria piscina interrata, anche se è la più consigliata. La piscina realizzata con struttura in cemento armato è la più resistente e duratura, ma necessita di alcuni accorgimenti durante la progettazione e la preparazione: ad esempio una corretta miscela di calcestruzzo da impiegare in base alla classe di esposizione ambientale a cui è soggetta la struttura.

Per rendere la struttura di una piscina più duratura nel tempo, resistendo alle azioni aggressive dell’ambiente, agli attacchi chimici, all’abrasione o ad ogni altro processo di degrado che coinvolga sia il cemento che le armature metalliche, è necessario progettare la miscela da gettare seguendo la normativa UNI EN 206-1:2016, che prende in considerazione le classi di esposizione ambientale alle quali potrebbe essere esposta la struttura. Ad esempio la classe di esposizione XD2 vale per piscine sottoposte a condizioni ambientali molto aggressive, ovvero alla corrosione indotta da cloruri in ambiente perennemente bagnato.

Negli ultimi anni sono nate nuove tecnologie con l’intento di unire la solidità del cemento con una maggiore velocità di realizzazione: ne sono un esempio le piscine in cemento con casseri a perdere, in cui i casseri possono essere di vari materiali (cemento essi stessi, polistirolo, polipropilene/plastica), diventando parte della struttura stessa della piscina.

Casseri a perdere in polistirolo (EPS)

L’idea di costruire piscine in casseri di polistirolo, riempiti poi di cemento, deriva da sperimentazioni avvenute nel settore edile della Germania di fine anni Novanta e ormai questa tecnica è ampiamente diffusa anche per altre dinamiche, comprese le vasche idriche, per cui si è rivelata un’idea vincente: sia per la resistenza che questa struttura offre, sia per la velocità di costruzione rispetto alle normali opere cementizie, ma anche perché grazie alla proprietà del polistirolo si riesce ad ottenere un ottimo isolamento termico.

Ecco i vantaggi principali dell’EPS:

  • Leggero e resistente alla corrosione
  • Facilmente modellabile per varie esigenze di design
  • Fortemente isolante
  • Flessibile (resiste alle sollecitazioni meccaniche e termiche)
  • Facile da trasportare
  • Aumenta la sicurezza dei lavoratori
  • Economico

La base di costruzione è del tutto simile ad altre tipologie di piscine interrate: bisogna preparare con cura un basamento ben livellato e consolidato con una platea di cemento armato con rete di spessore 15-20 cm. Da questa base partono dei supporti metallici verticali che andranno ad infilarsi nei nostri blocchi di polistirolo. All’interno dei blocchi correrà una rete in ferro che dà consistenza alle pareti, facendo da armatura della piscina stessa. I blocchi poi vanno riempiti di calcestruzzo e rimarranno a formare la struttura della piscina.

Per quanto riguarda il rivestimento, invece si può sia utilizzare un liner in PVC, presaldato o da saldare sul posto. Il costo di una piscina in casseri di polistirolo è inferiore alla costruzione di una piscina in cemento ma leggermente superiore alla soluzione dei pannelli d’acciaio.

Casseri a perdere in polipropilene/plastica

Le piscine costruite con casseri a perdere in polipropilene sono mediamente più durevoli di quelle in polistirolo:resiste alle intemperie, all’umidità del terreno ed è meno soggetta a deformazione in caso di utilizzo quotidiano della vasca.

Il limitato numero di tipi di cassero non garantisce una piena libertà nella scelta di forme e dimensioni: i casseri sono prodotti mediante stampaggio, questo limita la libertà nella scelta di forme e dimensioni e anche una difficoltà nell’allineamento dei moduli che potrebbe essere disomogeneo.

Il rivestimento più consigliato e utilizzato nelle piscine in casseri a perdere in polipropilene è il liner in PVC, tuttavia, qualora il progetto della piscina presenti l’inserimento di scale o parti in vetroresina, si potrebbero creare perdite e quindi danni nei punti di collegamento.

La struttura è mediamente durevole, tuttavia, lo scarso spessore del liner utilizzato per il rivestimento, ne decreta un veloce deterioramento e quindi una sostituzione a pochi anni dall’acquisto.

Pannelli d’acciaio

Una valida alternativa al cemento sono le piscine interrate costruite utilizzando pannelli di acciaio prefabbricati, molto diffuse in ambito residenziale. Il vantaggio maggiore legato a costruzioni di questo tipo è la semplicità: questo sistema offre grande libertà di progettazione della struttura (aspetto citato per le vasche in cemento), con una velocità di montaggio paragonabile però solo alle piscine prefabbricate. Sono formate da pannelli autoportanti di acciaio zincato posizionati nello scavo seguendo la forma desiderata. I materiali sono progettati per resistere alle pressioni di terreno e acqua, e per offrire una gran durata.

Le piscine in pannelli d’acciaio interrate possono essere installate su qualsiasi tipo di terreno. Richiedono una base in cemento armato con rete elettrosaldata perfettamente livellata su cui vengono posati i pannelli e il fondo del rivestimento della piscina. Non sono necessarie tuttavia le opere di rinforzo, quindi il risparmio di tempo e costi è davvero notevole.

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Ecco i vantaggi principali dei pannelli d’acciaio:

  • Grande resistenza statica
  • Costruzione solida grazie alla struttura autoportante ed elastica
  • Installazione semplice e veloce
  • Riduzione del costo di lavoro e manutenzione
  • Libertà di scelta di forma e dimensione della struttura

La piscina in pannelli d’acciaio è la soluzione ideale per coloro che vogliono costruire una bella piscina e funzionale, con un ottimo rapporto qualità-prezzo.


Scegli il tuo sistema di circolazione: sfioro o skimmer

In un precedente articolo abbiamo affrontato l’argomento della depurazione come strumento utile per il riciclo dell’acqua attraverso il sistema di circolazione. A tal proposito la Norma UNI 10637/2016 prevede che tutti i tipi di trattamento di depurazione dell’acqua della piscina devono essere funzionanti in modo continuativo nell’arco delle 24 ore, con un ricambio giornaliero di almeno 30 litri d’acqua per bagnante e in ogni caso non inferiore al 2,5% del volume della vasca. Gli impianti di filtrazione devono inoltre garantire, a seconda del tipo di vasca, un tempo di ricircolo minore o uguale a quello stabilito e comunque nel range da 1 a 6 ore.

In fase di progetto è importante scegliere il tipo di ricircolo che desideriamo utilizzare, tenendo in considerazione che sono due le tipologie principali in commercio:

Sfioro: bordo sfioratore e sfioro infinity

Lo sfioro è la soluzione estetica e funzionale migliore, è quello che garantisce la miglior pulizia superficiale in quanto l’acqua si trova allo stesso livello del bordo vasca, per consentirle di raggiungere agevolmente la canaletta di sfioro: questa può interessare l’intero perimetro della piscina o solo una parte, e spesso viene coperta da una griglia in plastica, acciaio, pietra ricostruita o addirittura con ciottoli.

La realizzazione dello sfioro è comunque abbastanza costosa e si devono valutare alcune specifiche caratteristiche in fase di progettazione:

  • Si deve realizzare anche una vasca di compenso, che ha lo scopo di ripristinare il livello dell’acqua quando i bagnanti entrano ed escono dalla piscina, un serbatoio per integrare il volume dell’acqua con la stessa acqua presente in piscina (alla stessa temperatura e già disinfettata), altrimenti ogni volta si dovrebbe immettere acqua nuova, più fredda e non trattata. Per il calcolo del volume della vasca di compenso di una piscina privata dobbiamo seguire la normativa UNI EN 16713-2.
  • Vanno sempre considerati gli assestamenti del terreno successivi alla realizzazione (va considerato il peso della struttura e dell’acqua contenuta) che possono provocare piccoli movimenti della vasca modificando l’inclinazione del bordo. Risulta quindi importante valutare bene il grado di compattezza del terreno dopo lo scavo, verificare l’eventualità di piccoli smottamenti, oppure la presenza di falde freatiche superficiali.

Negli ultimi anni si sono sviluppate piscine con bordo sfioratore “a fessura”, ovvero nascosto da un rivestimento che consente all’acqua di raggiungere la canalina attraverso una fessura, oppure con sfioro “sottobordo”, in cui la canaletta è totalmente coperta dal rivestimento e l’acqua scompare sotto il suo bordo.

La scelta di costruire una piscina con sfioro a cascata è di gran lunga la migliore a livello estetico. Bellissime ed estremamente eleganti, hanno uno o due lati “aperti” che consentono all’acqua di tracimare e scivolare lungo le pareti esterne del bordo, formando una piccola cascata. L’acqua che cade viene poi raccolta da un’apposita canalina, che può essere nascosta all’occhio con ghiaia o sassi, e convogliata nella vasca di compenso per la filtrazione.

La vasca di compenso è solitamente interrata, ma se si hanno a disposizione un terreno digradante è possibile realizzarla all’esterno, creando una cascata ed un effetto ottico che fa percepire la piscina come estesa oltre la linea dell’orizzonte. Questo genere di soluzione è definita sfioro panoramico e la piscina prende il nome di Infinity pool.

La circolazione vera e propria viene assicurata da immissori che convogliano l’acqua filtrata in vasca e provocano un movimento che tende a spingere verso lo sfioro lo sporco che si deposita sulla superficie. Nel sistema a sfioro gli immissori sono normalmente posizionati sul fondo della vasca e disposti in modo da garantire una circolazione uniforme.

Skimmer

Si tratta della soluzione costruttiva più praticata per semplicità e risparmio economico visto che non serve neppure la vasca di compenso. Il ricircolo viene assicurato da un numero preciso di skimmer dai quali viene aspirata l’acqua superficiale e convogliata al gruppo di filtrazione. Gli immissori, che sono posizionati in parete, hanno il compito di favorire, spingendo, il movimento dell’acqua verso gli skimmer.

Un pò di nozioni tecniche: il numero di skimmer dipende dalla superficie della vasca e ognuno di essi coprirà circa 25 mq di superficie, per ogni skimmer inoltre si prevedono 2 immissori. Se per le piscine a sfioro l’acqua si trova allo stesso livello del bordo vasca, in quelle a skimmer, invece, l’altezza dell’acqua dipende da quella degli skimmer appunto, variando generalmente tra i 7 ed i 15 cm al di sotto del bordo.

Il posizionamento degli skimmer e degli immissori deve essere pensato in modo da favorire il ricircolo del volume di acqua contenuto nella vasca, e di solito questo è contrapposto, cioè l’immissore deve spingere verso uno skimmer e non dovrà avere forze contrarie che impediscano un movimento corretto dei fluidi, va poi progettato a seconda della forma vasca, e in considerazione dei venti dominanti, che dovranno sempre essere a favore.


Impermeabilizzazione e rivestimenti per piscine: come fare la giusta scelta

Sul mercato sono offerte numerose soluzioni per quanto riguarda l’impermeabilizzazione e i rivestimenti per le piscine, con prezzi molto variabili e con risultati estetici estremamente diversi. Saper scegliere il materiale più adatto, a seconda della conformazione del terreno, della zona d’installazione (esposizione al sole o all’ombra) e delle necessità progettuali sarà possibile però solo avvalendosi di professionisti seri e preparati che possono suggerire le soluzioni migliori.

Scopriamo insieme i diversi tipi di rivestimenti per piscine:

Liner

Si tratta di un rivestimento realizzato in PVC (polivinilcloruro) dello spessore che varia tra 0,75 mm e 1 mm, saldato in fabbrica nella dimensione della vasca. Le saldature sono realizzate con speciali macchinari che rendono quasi impercettibili i punti di giunzione, con un effetto estetico molto gradevole. Il suo ridotto spessore non deve far pensare ad una debolezza e quindi ad una durata limitata, normalmente viene garantito 10 anni per la resistenza ai raggi UV.

Il fatto di essere realizzato in un blocco unico (sacco) rende più semplice il montaggio, viene fatto con l’ausilio di aspiratori che lo fanno aderire alle pareti per poterlo spianare in modo da evitare la formazione di antiestetiche “grinze”. Lo si trova disponibile in diverse colorazioni e stampe che simulano mosaici e motivi ornamentali.

Una vasca rivestita con questa sistema non deve mai essere completamente svuotata, perché il liner tende a ritornare nella sua posizione originale e il successivo riempimento potrebbe causare distaccamenti della superficie. Consigliamo di fare eseguire questa operazione da personale competente.

Il vantaggio principale del liner è comunque quello di essere il sistema di impermeabilizzazione più economico e rapido da installare.

PVC armato

Si tratta di un doppio strato di PVC dello spessore di 1,5 mm con interposta una rete di rinforzo che gli conferisce una maggior rigidità ed anche una maggior robustezza in caso di abrasioni.

Questo materiale, fornito in teli di altezza variabile fra 1,65 e 2 metri, deve essere saldato a caldo direttamente sul posto con speciali attrezzature.

Questo rivestimento non ha le limitazioni del liner riguardo la questione dello svuotamento a fine stagione, ma viene garantito per lo stesso numero di anni in quanto il materiale ha la stessa resistenza ai raggi UV; unici due aspetti “negativi” sono il costo leggermente superiore legato alla montatura e che le giunte tra una saldatura e l’altra sono più visibili non essendo un unico sacco.

Ha però il vantaggio di adattarsi a qualunque forma, perché la piscina viene proprio “vestita” su misura, ed è quindi una scelta obbligata su forme irregolari, su piscine a sfioro, spiagge, isole, ecc.

Anche questo materiale è disponibile in numerose tonalità di colore e stampe.

Mosaico vetroso

Si tratta di rivestimenti esteticamente molto belli dedicati a piscine di un certo pregio a causa dei costi che possono anche raggiungere cifre esorbitanti a seconda del tipo di materiale che si sceglie (per i mosaici con lamina d’oro inserita si può arrivare ad oltre 1.000 euro al metro quadro).

Prima di posare il mosaico vetroso si dovrà procedere ad una perfetta impermeabilizzazione delle pareti e del fondo con speciali malte elastiche e reti in fibra di vetro. Quando si sceglie un rivestimento di questo tipo, bisogna anche mettere in conto che sarà necessaria una manutenzione costante negli anni.

Piastrelle

Le piastrelle da piscina sono spesso utilizzate per le copertura di grandi superfici, specie negli impianti sportivi. Si consiglia di optare per questo rivestimento soltanto in presenza di terreni particolarmente stabili perché eventuali assestamenti potrebbero creare crepe e causare infiltrazioni. Le piastrelle più utilizzate sono in gres porcellanato o clinker. La fase più delicata – come per il mosaico –  è quella precedente alla posa, ossia l’impermeabilizzazione che deve avvenire con colle resistenti all’acqua, gelo, pressioni e contropressioni.

Pietra

Rappresenta una valida soluzione per quei contesti con vincoli paesaggistici in cui l’inserimento della piscina deve avvenire in armonia con l’ambiente naturale circostante. Capaci di donare antiche suggestioni o di esaltare le linee moderne della vostra piscina, le diverse tipologie di pietre vanno scelte con estrema cura e attenzione. La loro posa avverrà in una fase successiva all’impermeabilizzazione della vasca.

Resina

Le resine sono un materiale flessibile e resistente, particolarmente versatili dal punto di vista cromatico e permettono un ampio margine di personalizzazione e possiedono proprietà impermeabilizzanti.

Pittura

Abbiamo lasciato per ultima questo soluzione di rivestimento, la più economica tra quelle prese in esame, ma anche la meno duratura. Pur considerando di eseguire una buona applicazione iniziale, realizzata con tutte le accortezze necessarie (pulizia perfetta del fondo, mani di fissativo e successiva applicazione di più mani di pittura speciale), rende necessaria una ripresa ogni 2-3 anni, e il risultato estetico e funzionale lascia molto a desiderare pur utilizzando prodotti di buona qualità (esempio il clorocaucciù). Consigliamo di valutare questa scelta solo per soluzioni provvisorie, in attesa di un rivestimento più duraturo.


Coperture di sicurezza per le piscine esterne

Copertura piscine: facciamo chiarezza

Le coperture di sicurezza per piscine sono, in generale, coperture capaci di reggere determinati pesi.

Questi tipi di coperture sono nate per evitare i rischi di incidenti pericolosi che possono avvenire in piscina. In particolare i casi di annegamento, causati proprio dal telo di copertura che si chiude a sacco sulla vittima, sono piuttosto frequenti.

La nuova norma UNI EN 11718 è molto chiara al riguardo e spiega che un telo per essere definito copertura di sicurezza deve:

  1. Supportare per 20 minuti un peso di: 20, 30 o 40 chili;
  2. Supportare l’attraversamento di una persona senza subire strappi o rotture dei fissaggi con un peso di 25, 80 o 100 chili;
  3. Avere una resistenza all’impatto con la copertura da un’altezza di 50 cm per un peso di 25, 50 o 70 chili;
  4. Aver superato la prova di intrappolamento di una persona;
  5. Dev’essere opportunamente vincolato in modo da impedirne una transazione laterale.

Che tipologie di coperture per piscine (in sicurezza) esistono in commercio?

  • Coperture a tapparella

Le coperture per piscine a tapparella sono una delle tipologie più eleganti in commercio che, se prodotta e installata secondo precise norme, può essere considerata di sicurezza. Con il loro rullo avvolgitore (servono dei binari però), che può anche essere nascosto, si svolgono e avvolgono automaticamente e velocemente. Il loro utilizzo è solitamente confinato al periodo estivo, per preservarle dall’usura invernale e perché non garantiscono sufficiente impermeabilità allo sporco.

  • Copertura telescopica

Si tratta di strutture in alluminio con pannelli scorrevoli in policarbonato o polietilene trasparenti e robusti. Oggi  sono disponibili moltissimi modelli con forme, dimensioni e colori diversi fra loro, svariate soluzioni per l’apertura delle vetrate, con binari o senza e molte altre varianti e particolarità.

  • Teli di copertura con barre rigide

Le coperture con barre orizzontali rigide sono molto interessante da valutare perchè sono un 4 stagioni, in quanto hanno una grande facilità di arrotolamento e srotolamento e non ostacolano l’utilizzo estivo della piscina. In queste coperture il peso è retto dalle barre orizzontali, solitamente in alluminio, tra le quali sono disposti pannelli in PVC molto spesso.

  • Teli di copertura con ancoraggio a pioli

Le coperture di sicurezza con fissaggio a pioli, cinghie e molle sono le più economiche ed utilizzate, il carico che riescono a sopportare dipende dalla loro fattura, in genere si tratta di coperture in PVC molto spesse, con una serie di cuciture per irrobustirle. In questa tipologia di coperture, il materiale dev’essere idoneo a reggere il carico stabilito senza strappi e il fissaggio perfettamente in posizione per evitare spostamenti laterali che ne ridurrebbe l’efficacia.

  • Coperture a terrazza

Le coperture a terrazza sono un’assoluta novità tra le coperture “standard” di sicurezza per la loro eleganza e funzionalità. Si tratta di spesse tavole in legno che, scorrendo su rotaie poste ai lati della piscina, coprono e scoprono la vasca in pochi secondi, in modo automatizzato. Queste coperture creano uno spazio ulteriore nel proprio giardino dove posizionare anche dell’arredo esterno.

  • Coperture gonfiabili

Si tratta sostanzialmente di 2 teli PVC sovrapposti tra i quali si crea un cuscino d’aria grazie ad un gonfiatore elettrico. In questo modo la copertura si trova da un lato a galleggiare sull’acqua e dall’altro a sopportare tranquillamente il peso di un bambino. L’ancoraggio di questo telo è simile a quello dei classici teli invernali ma una sua caratteristica interessante è che, data la bombatura, riesce a far cadere lateralmente la neve e le precipitazioni, risolvendo un annoso problema delle coperture invernali.

  • Copertura di sicurezza in telo su binari

Questa soluzione richiede l’installazione di binari speciali, più semplici di quelli delle copertura a tapparella, in quanto possono anche essere posizionati fuori dall’acqua, ma pur sempre invadenti. A differenza delle altre però sono pensate principalmente come coperture invernali, anche se non è escluso il loro utilizzo estivo. Necessitano anche di un rullo esterno per arrotolamento e srotolamento.

 

 

 

Sicurezza in piscina a tutela dei più piccoli

I benefici del nuoto e i rischi da considerare in vasca  

L’attività natatoria se praticata in sicurezza fin dai primi anni di vita è in grado di favorire un adeguato sviluppo delle capacità motorie e un buono stato di salute. Per quanto riguarda i neonati per esempio, l’attività in acqua costituisce uno stimolo allo sviluppo psicomotorio e aiuta a sviluppare una certa autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro apprendimento del nuoto e come prevenzione verso possibili infortuni. Nei bambini più grandi invece, il ricorso ad un istruttore favorisce il miglioramento dello schema corporeo tramite specifiche tecniche di galleggiamento e spostamento.

Tra le varie attività sportive che si possono praticare da piccoli dunque, il nuoto è tra le più complete e salutari. Occorre tuttavia tener conto di alcuni rischi che si possono incontrare in acqua e che spesso sono sottovalutati, serve prendere consapevolezza di quelli che sono gli accorgimenti da adottare in modo da trovare delle soluzioni adeguate e cautelarsi.   Questo vale per chiunque, sia per chi frequenta le piscine ma a maggior ragione per chi accompagna i figli.

Prevenzione dai rischi (anche microbiologici) dovuti agli sbalzi di temperatura

La congestione digestiva è un disturbo molto comune tanto negli adulti quanto nei bambini, colpisce l’apparato gastrointestinale ed è dovuto a un brusco sbalzo di temperatura. Per prevenire problemi digestivi, coliche e crampi, bisogna evitare di nuotare prima di 2-3 ore dopo aver fatto un pasto abbondante. Subito dopo il bagno invece, è preferibile evitare l’assunzione di bibite molto fredde e per una profilassi completa è sconsigliato tuffarsi sudati, quindi di abituare gradualmente il corpo all’immersione e di sospendere il bagno in caso di insorgenza di crampi.

Per scongiurare ulteriormente i rischi correlati alla perfrigerazione inoltre, i luoghi chiusi  devono essere riscaldati, i pavimenti asciutti e non si deve dimenticare di usare l’asciugacapelli. La temperatura della vasca dev’essere costantemente monitorata e regolata da a un sistema di scambiatore termico, tra 28 e 30 gradi.

Qualsiasi accorgimento che aiuti a ridurre il quantitativo di sostanza organica nell’acqua è utile a limitare i rischi correlati agli agenti patogeni. Innanzitutto è fondamentale fare la doccia prima di entrare in piscina, usare la ciabattine fuori dall’acqua ed asciugare bene la pelle tra le dita dei piedi dopo la doccia. Potrebbe essere utile a questo proposito  controllare con frequenza il ricircolo ed il reintegro dell’acqua, assicurare il ricambio dell’aria ed effettuare regolarmente il prelievo dei campioni per l’analisi dell’acqua in vasca.  

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I bocchettoni di aspirazione e le prese di fondo

Al fine di evitare il depositarsi di sostanze organiche in piscina che favoriscono il il proliferare di microorganismi animali (batteri) e vegetali (alghe), l’acqua dev’essere trattata attraverso la disinfezione e ciclicamente filtrata. L’acqua aspirata dagli skimmer e dallo scarico di fondo, una volta ripulita nel filtro apposito, viene reimmessa  in vasca tramite una pompa di circolazione.

Questa è la prassi che bisogna  regolarmente seguire ma c’è un aspetto molto importante di cui tenere conto per aumentare la sicurezza in piscina, soprattutto se la volontà è quella di tutelare i più piccoli: la regolazione della potenza di aspirazione e drenaggio delle bocchette o inadeguata progettazione delle stesse. Le bocchette dell’acqua, dove la suzione è molto forte, possono intrappolare parti del corpo (più spesso i capelli) intrappolando il soggetto sott’acqua. A maggior rischio di tali incidenti sono infatti le persone con capelli molto lunghi.

Le prese di fondo hanno il precipuo scopo di essere utilizzate per le manovre tecniche, ovvero quelle deputate al filtraggio durante il riempimento di una piscina domestica interrata.

La loro posizione si trova nel punto gravitazionale più in basso. Da ciò si deduce l’importanza di un controllo regolare ed accurato sulle stesse, per ovviare anche a possibili piccoli o gravi incidenti qualora non fossero perfettamente chiuse oppure adeguatamente funzionanti.

Per garantire massima sicurezza la velocità dell’acqua che attraversa le bocchette deve essere inferiore a 0,5 m/s e devono essere presenti almeno due aperture lungo ogni linea di aspirazione.

Inoltre, in fase di progettazione, è opportuno prevedere il posizionamento in modo cha non possano essere coperte dal corpo di un singolo utente. Le griglie di protezione delle bocchette di aspirazione devono avere fori di dimensioni non inferiori a 8 mm.

Sicurezza in vasca: le normative europee 

La definizione delle norme che definiscono quali sono i requisiti minimi necessari per gestire una piscina privata è stata soggetta a cinque anni di studio fino all’entrata in vigore nell’ottobre 2015 delle normative europee UNI EN 16582 e 16713, dove la prima cura le strutture e  la seconda gli impianti.

La UNI EN 16582 regola i progetti per le singole piscine con i pannelli in metallo  secondo standard di resistenza alla corrosione. La UNI EN 16173 invece, tratta il tema della sicurezza in acqua, nello specifico delle prese di fondo: lo scopo è quello di scongiurare eventuali pericoli dovuti all’intrappolamento dei capelli (o del corpo) nelle prese. In questo caso,  il sistema di scarico è importante che sia adeguatamente fornito di metodi anti-intrappolamento.

Salvo qualche differenza, le normative sono simili sia per le piscine pubbliche che per quelle private ed in entrambi i casi, l’interesse è quello di regolare i temi come il trattamento chimico dell’acqua, i valori ideali per una manutenzione in regola e la corretta gestione della strumentazione messa a disposizione delle piscine.

 

Le misure da adottare per prevenire i rischi microbiologici in piscina

Sicurezza in piscina: iniziamo dall’impianto natatorio


Trascorrere qualche ora in piscina aiuta a mantenere e recuperare la salute psicofisica; ma per beneficiare degli effetti salutari dell’attività in acqua è importante che questa venga svolta in condizioni adeguate. La salubrità dell’ambiente è influenzata da diversi fattori quali la presenza di un elevato numero di impianti tecnologici, le caratteristiche di qualità delle acque, il numero e le condizioni di salute dei fruitori dell’impianto. Prendere le dovute precauzioni è fondamentale ma non basta: gli impianti natatori necessitano infatti di costante manutenzione e supervisione, il rischio altrimenti è quello di incorrere in rischi microbiologici.

Essendo le piscine degli ambienti circoscritti, queste rappresentano siti dove è possibile si verifichi l’instaurarsi di condizioni di rischio per la salute dei bagnanti. L’acqua in vasca, come le superfici percorse a piedi nudi,  possono infatti rappresentare una via di trasmissione di infezioni e malattie sostenute da microrganismi che, in condizioni ambientali favorevoli, possono sopravvivere e moltiplicarsi.

Le misure di prevenzione


Delle misure utili per contenere il rischio chimico a livello accettabile sono in primo luogo una corretta manutenzione della piscina e questo comprende senz’altro la pulizia scrupolosa della vasca e degli spazi perimetrali. Le sostanze utilizzate per il trattamento dell’acqua sono i disinfettanti come il cloro e l’ozono, i flocculanti come i sali di ferro, i correttori di pH e le sostanze antialghe. Questi prodotti devono essere stoccati secondo le norme di sicurezza e devono essere contenuti in recipienti dotati di un bacino di contenimento. È fondamentale sottolineare che l’impiego di sostanze alternative a quelle citate è possibile solo se sono state preventivamente autorizzate dal Ministero della Salute.

È altrettanto importante inoltre, adottare un adeguato sistema di filtrazione e disinfezione che ossigeni l’acqua e la mantenga in costante movimento, garantendone così il ricambio ed il filtraggio. Un adeguato ricambio d’aria e un reintegro quotidiano di acqua fresca costituisce infatti un fattore determinante per una buona manutenzione dell’impianto natatorio. Molto utile in questo contesto la Relazione M. Foroni “Analisi dei rischi in piscina” del 15/10/2013 da cui sono state tratte alcune specifiche che sintetizzano alcuni degli aspetti presi in esame: 

microrganismi

Altro fattore fondamentale da considerare per gestire la piscina in tutta sicurezza è la temperatura dell’acqua.

Quando la temperatura è troppo alta, diminuisce l’efficacia del cloro e incrementa la velocità della crescita batterica, ma alte temperature possono causare anche ipertermia influenzando il comfort del nuotatore e rendere torbida l’acqua. Al contrario, una temperatura idonea contribuisce a mantenere un adeguato livello di cloro in acqua infatti questo è la sostanza chimica più comunemente utilizzata per la disinfezione e la sua efficacia dipende dalla stabilità del pH.

pH

In conclusione si può dire che adottare delle misure preventive volte a mettere in sicurezza la propria piscina costituisce senz’altro un primo passo verso un comportamento corretto che agevola l’applicazione delle regole fondamentali di sicurezza. È però importante non dimenticarsi che questa singola azione non basta, in quanto è necessaria una costante supervisione e monitoraggio dell’acqua e dell’ambiente circostante, volta a limitare i rischi biologici e la contaminazione dell’acqua con sostanze organiche.

bagnanti

                                       

 

 

Gli utenti e il personale delle piscine

Gli utenti delle piscine: frequentatori e bagnanti

Gli utenti delle piscine si distinguono in frequentatori (utenti presenti all’interno dell’impianto) e bagnanti (frequentatori che si trovano all’interno della sezione vasche). Il numero massimo di frequentatori ammissibili è determinato in relazione alle diverse categorie di piscine, secondo i parametri definiti dalle norme tecniche regionali con l’obiettivo che la fruizione delle vasche e di tutto l’impianto (spogliatoi, docce, servizi igienici, ecc.) possa essere regolare e agevole. Il numero massimo dei bagnanti è determinato in relazione ai diversi tipi di vasche per garantire che il carico inquinante dovuto alle attività in acqua si mantenga entro i limiti della potenzialità dell’impianto e che l’attività natatoria possa svolgersi nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di sorveglianza degli utenti.

Le piscine di proprietà pubblica o privata, destinate all’utenza pubblica, e quelle ad usi speciali collocate in strutture di cura, riabilitazione e termali, devono essere dotate di sistemi e procedure atte a rilevare in ogni momento il numero di frequentatori presenti.

L’affollamento dei bagnanti ha una forte valenza igienico-sanitaria e di sicurezza, la disciplina interregionale delle piscine del 2004 ha stabilito i valori massimi di affollamento in relazione alla superficie delle vasche e al tipo di attività che vi si svolgono:

  • Attività di nuoto (un bagnante ogni 5 m2 di specchio d’acqua);
  • Attività ludico ricreative (un bagnante ogni 3 m2 di specchio d’acqua).

Il personale delle piscine: responsabile e assistente bagnanti

Tra le figure professionali nominate dal titolare della piscina al fine di garantire la sicurezza dei bagnanti e la funzionalità dell’impianto vi sono il responsabile e l’assistente bagnanti. Il titolare stesso può decidere di assumere formalmente la funzione di responsabile.
Il responsabile della piscina deve:

  • Osservare le normative previste per la sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • Rispettare le eventuali prescrizioni imposte dall’Autorità di pubblica sicurezza in occasione di manifestazioni sportive, oltre che adempiere ai regolamenti delle federazioni sportive del CONI, afferenti alle attività natatorie;
  • Assicurare il corretto funzionamento della struttura sotto ogni aspetto gestionale, tecnologico e organizzativo;
  • Assicurare il rispetto dei requisiti igienico-ambientali previsti dall’allegato 1 dell’accordo del 2003;
  • Assicurare la corretta esecuzione delle procedure di autocontrollo previste (dai successivi articoli);
  • Assicurare che siano eseguite la pulizia quotidiana con l’allontanamento di ogni rifiuto e la disinfezione periodica, secondo quanto previsto dalle disposizioni regionali e dalle procedure di autocontrollo;
  • Adottare tutte le misure idonee ad evitare infortuni ai bagnanti ed ai frequentatori dell’impianto;
  • Incaricare solo personale qualificato e professionalmente capace;
  • Vigilare sull’operato del personale impiegato in modo da non incorrere in situazioni di responsabilità;
  • Porre attenzione ai contenuti di una buona assicurazione di responsabilità civile verso terzi e/o prestatori d’opera, che copra tutti i rischi inerenti all’uso dell’immobile e delle sue pertinenze, la permanenza dei medesimi, la gestione del servizio e delle attività effettuate, compresi eventuali sinistri ai bagnanti ed a chiunque, a qualunque titolo, acceda all’impianto natatorio.

L’assistente bagnanti deve assicurare la propria presenza durante l’orario di funzionamento della piscina. Abilitato alle operazioni di salvataggio ai sensi della normativa vigente vigila, ai fini della sicurezza, sulle attività che si svolgono in vasca e negli spazi perimetrali intorno alla vasca. Deve essere abilitato dalla Società nazionale di salvamento o dalla Federazione italiana nuoto. L’assistente bagnanti deve inoltre essere formato al primo soccorso, per poter assicurare l’assistenza negli orari di funzionamento dell’impianto.
L’accordo interregionale del 2004 distingue l’assistente bagnanti dall’addetto agli impianti tecnologici il quale garantisce il corretto funzionamento degli impianti. Questa posizione può essere anche ricoperta dal responsabile della piscina.

Sicurezza piscine: il manuale HACCP

Il manuale HACCP delle piscine

Tra i requisiti per la messa in sicurezza delle piscine un aspetto molto importante è il manuale HACCP che spesso erroneamente viene associato solo alla tutela e alla salvaguardia degli alimenti, dimenticandosi che invece esso si riferisce all’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo all’interno di una qualsiasi filiera.

Questo significa che le procedure per tale individuazione si riferiscono in senso lato anche ai luoghi che normalmente possiamo frequentare, come le piscine ad esempio, aspetto per l’appunto ribadito nella Conferenza Stato Regioni 1605 del 16 gennaio 2003.

Essendo la piscina una struttura, al fine della redazione del sistema HACCP bisogna valutare ulteriori aspetti rispetto a strutture in cui la manipolazione degli alimenti è più preponderante.

Applicare i metodi dell’HACCP su piscine significa essenzialmente seguire e valutare quanto segue:

  • Analizzare potenziali pericoli igienico-sanitari, chimici, fisici e microbiologici dell’impianto (organizzare periodici programmi di pulizia e sanificazione degli ambienti);
  • Capire quando possa verificarsi il pericolo individuato e quali contromisure adottare;
  • Scoprire i punti critici e relativi limiti;
  • Stabilire un sistema di monitoring con azioni correttive, anche attraverso azioni di autocontrollo delle piscine da parte del gestore dell’impianto;
  • Definito un piano, esso va poi riverificato nel tempo per testarne l’efficacia ed eventualmente aggiornato o modificato a seconda delle nuove criticità individuate. Importante, vista la particolarità del luogo, è tenere conto delle variazioni ambientali cui una piscina è inevitabilmente sottoposta, visto che possono variare nel tempo il numero di frequentatori e quello degli agenti patogeni che potenzialmente possono influire sulla salubrità del luogo.

Oltre ciò il manuale deve contenere tutte le informazioni relative alla struttura e alle parti meccaniche che in un piscina non mancano, quindi: vasche, filtri, pompe, ecc. E di ognuno di questi elementi deve essere presente la relativa valutazione del rischio e le contromisure da adottare.

Sarebbe bene ci fosse un responsabile della piscina il quale opererà, nell’interesse comune, gestendo ed effettuando controlli secondo quanto redatto e, ovviamente, segnalando carenze che potranno presentarsi nel corso del tempo. Si ricorda inoltre che, come per tutti i luoghi pubblici, la documentazione così prodotta e le analisi periodiche cui viene sottoposta una piscina devono essere a disposizione della ASL competente.