La pavimentazione giusta per la tua piscina (sicurezza antiscivolamento)!

La pavimentazione giusta per le piscine non è una scelta sempre facile, deve essere duttile e versatile, pratica, resistente all’acqua e ai prodotti chimici, ma soprattutto sicura e antiscivolo, deve adattarsi in modo elegante all’ambiente.

Condizionata da fattori importanti, la scelta vincente per una pavimentazione di una vasca outdoor è caratterizzata dai seguenti parametri:

  • Scelta del colore, sconsigliato il bianco e le finiture riflettenti;
  • Il grado di trasmittanza del calore poiché spesso si cammina a piedi nudi, l’esposizione al sole scalda la piastrella quindi è meglio privilegiare i materiali naturali a bassa trasmittanza di calore;
  • Resistenza ai prodotti chimici;
  • Resistenza ai raggi UV;
  • Resistenza all’utilizzo;
  • Resistenza al gelo;
  • Ultimo ma non meno importante la classificazione antiscivolamento adeguata alla destinazione d’uso.

Mentre per una vasca indoor il cerchio si restringe e si può scegliere una piastrella resistente ai prodotti chimici, all’utilizzo e con un livello di antiscivolo adeguato.
È importante inoltre capire la destinazione d’uso, delineando ogni area per poter inserire il rivestimento adeguato, individuando le zone calzate da quelle a piedi nudi.
Il punto più importante che richiede l’attenzione di molti gestori di impianti sportivi è proprio la scivolosità del pavimento nelle zone a piedi nudi, visto le numerose cause dovute allo scivolamento nell’area che interessa in piano vasca.

Le certificazioni richieste per garantire l’idoneità di questo tipo di pavimentazione sono nel rispetto delle normative che richiedono le prove dirette sul campione, al momento nel settore piscine sono due:

  1. La classe B DIN 51097, garantisce un metodo di prova diretta sul campione, è una certificazione specifica per le piscine.
  2. Un altro certificato riconosciuto è la resistenza allo scivolamento UNI EN 13451-1 specifico per le piscine, in questo caso è richiesto il gruppo di classifica 18°.

Ci sono altre normative con metodi di prova indiretti che riguardano l’utilizzo in edilizia residenziale o pubblica a piedi calzati ma i certificati tecnici di maggiore rilevanza per le pavimentazioni in piscine sono i due certificati sopra citati.
Vista la diffusione internazionale delle Norme DIN è più facile trovare in commercio rivestimenti con certificazioni che richiamano questa norma.
Per le pavimentazioni antiscivolo la zona di maggiore interesse è la zona a piedi nudi, il piano vasca necessita di una pavimentazione che rientra nella classifica DIN 51130 gruppo B e gruppo C, ancora più restrittivo per le vaschette lavapiedi.

La Norma UNI 15288-1 ci da alcuni consigli utili da tenere in considerazione nella realizzazione della pavimentazione perimetrale della nostra piscina:

  • Per impedire la formazione di acqua stagnante nelle aree a piedi nudi i pavimenti devono essere dotati di un sistema di drenaggio adeguato ed efficace;
  • Per garantire la sicurezza degli utenti e dei soccorritori in caso dovessero accedere al piano vasca i percorsi di circolazione devono assicurare il libero scorrimento degli utilizzatori, evitando le ostruzioni per una distanza minima libera di ostacoli di almeno 2,5 metri attorno alla piscina;
  • Tutti i materiali e le finiture utilizzati devono essere adeguati all’ambiente circostanti ed essere in grado di supportare le condizioni di elevata umidità con saturazione e/o con corrosività occasionale senza favorire la crescita di batteri;
  • Le aree di circolazione e pavimenti perimetrali alle piscine devono avere una resistenza allo scivolamento testata ai piedi nudi e si devono evitare i bruschi cambi di pendenza.

Il mercato offre adeguate soluzioni, dalle più economiche alle più lussuose, vediamo insieme tutte le tipologie:

  • Pavimento in cemento con diverse lavorazioni dalla più moderna stesura di cemento senza fughe alla più naturale di pietra, sono resistenti all’acqua, agli agenti chimici ed atmosferici, al gelo, al traffico e ai carichi elevati; sono anche antimacchia e antimuffa; per una bellezza che si mantiene nel tempo.
  • Le pietre naturali bellezza e capacità di durare nel tempo, sono le principali qualità, un’ottima soluzione per chi vuole personalizzare gli ambienti esterni.
    La vasta scelta in commercio di materiali in pietra, marmo, quarzite, porfido, ecc, con inoltre un’ampia scelta di nuance, formati e spessori permette di soddisfare qualsiasi esigenza tecnica ed estetica. Sono antisdrucciolo, privilegiano il comfort termico, non scottano anche dopo lunga esposizione diretta ai raggi UV, e rimangono inalterati anche in seguito a stress termico.
  • Il Gres porcellanato contrassegnato da uno stile unico, architettonico e contemporaneo è molto apprezzato nei progetti e in architettura per le sue caratteristiche di superficie densa e compatta; l’espressione naturale di un design innovativo duraturo, resistente all’usura e all’abrasione, inoltre sicuro e pratico. Adattabile a tutti gli stili vista l’ampia gamma che il mercato ne offre.
  • Il legno composito o WPC un materiale che unisce la bellezza del legno con la praticità e la durata della plastica, non scheggia come potrebbe invece succedere su un pavimento in legno, quindi calpestabile a piedi nudi. Una bellezza che prosegue nel tempo, resiste agli agenti atmosferici, rimane intaccabile da insetti e dalle muffe ed è 100% ecocompatibile con l’ambiente.
  • Il Decking è un pavimento in legno a tutti gli effetti, la sua bellezza sta nell’effetto naturale che trasmette all’ambiente che lo accoglie, ma è anche la pavimentazione che ha bisogno di più cure, necessita di manutenzioni e trattamenti almeno 2 volte all’anno.

Un prodotto che gli si avvicina molto al decking è il parquet di bambù perché essendo una pianta che cresce nell’acqua è più adattabile ad un bordo piscina, dove l’umidità è di casa.
Ora puoi scegliere la pavimentazione che ti piace di più! nel pieno rispetto della sicurezza!

Buona scelta!!!!

I rischi microbiologici in piscina

Le patologie trasmissibili attraverso l’acqua sono molte di più di quello che si pensa. I principali rischi microbiologici in piscina sono di origine igienico sanitaria, legati alla contaminazione di tipo microbica da parte delle persone che usano gli impianti natatori. Per questo motivo è molto importante attenersi scrupolosamente alle regole comportamentali imposte dai gestori degli impianti. Alcuni esempi? Fare la doccia prima di entrare in acqua, sanificare i piedi, usare calzature dedicate e la cuffia. Tutto questo può sembrare banale, ma i rischi microbiologici in piscina si riducono drasticamente rispettando queste semplici regole.

Tutte le piscine pubbliche, gli impianti sportivi, i parchi acquatici e le piscine turistico ricettive hanno l’obbligo di rispettare la buona qualità dell’acqua di balneazione secondo i parametri chimico – fisici, chimici e microbiologici imposti nell’Allegato 1, Tabella A, dell’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003. Inoltre a ridurre il rischio contribuiscono le operazioni di pulizia delle vasche e di tutte le superfici annesse, i controlli sugli impianti di filtrazione e la pulizia dei filtri, i controlli giornalieri dei parametri in vasca e il funzionamento della centralina automatica di dosaggio dei prodotti chimici. Quest’ultima gioca un ruolo molto importante poiché garantisce la corretta concentrazione di cloro residuo presente in vasca necessario alla distruzione dei microrganismi.

Tuttavia nelle piscine private non c’è l’obbligo di utilizzare apparecchiature automatiche per la misurazione e il dosaggio dei prodotti chimici e tanto meno dell’ analisi dell’acqua. In questo caso il proprietario della piscina dovrà attrezzarsi in modo tale da tutelare la salute dei bagnanti mettendo in atto tutte le procedure necessarie per ridurre i rischi microbiologici in piscina.

Di seguito troverai l’elenco delle principali infezioni che si possono contrarre in piscina e alcuni consigli su come evitare questi rischi.

Quali sono e come si contraggono le infezioni in piscina

La piscina – sia pubblica che privata – deve innanzitutto essere un luogo igienicamente sicuro in grado di tutelare la salute e la sicurezza dei bagnanti. In caso contrario virus, batteri e protozoi, che in acqua trovano un habitat ideale, possono diventare dei veri e propri rischi microbiologici in piscina.

La trasmissione di virus, batteri e protozoi può avvenire:

  • per via enterica, nel caso di ingestione di acqua contaminata
  • per via non enterica, nel caso di inalazione (durante tuffi e immersioni) di acqua infetta o contatto con superfici contaminate (bordi, pareti, fondale piscina, scivoli, trampolini, scalette ecc.).

La temperatura dell’acqua, la concentrazione al suo interno di microrganismi e il tempo di permanenza delle persone in acqua sono fattori che possono determinare il contagio e la trasmissione di numerose infezioni. Scopriamole assieme.

Virus, batteri e protozoi enterici e non enterici: i rischi microbiologici in piscina

Trasmissione di natura enterica: ingestione di acqua infetta

Virus

  • Adenovirus di origine fecale e orale (es: lacrime, muco) si trasmette attraverso il loro rilascio in acque, con clorazione insufficiente e non sanificate ristabilendo i parametri igienici di sicurezza, che possono diventare veicolo di trasmissione dell’adenovirus. Il virus può provocare malattie dell’apparato respiratorio, congiuntiviti, infezioni gastroenteriche, faringee e altre malattie.
  • Norwalk virus di origine fecale, tramite ingestione e inalazione può causare infezioni gastroenteriche.
  • Echovirus di origine fecale e orale (es: vomito), si trasmette attraverso l’ingestione e l’inalazione e può provocare meningite.
  • Epatite A virus si trasmette per via oro – fecale in acque infette dove la clorazione non c’è o è insufficiente.

Batteri

  • Shigella spp
  • Escherichia coli 0157
  • Salmonella spp

Tutti e tre di origine fecale, si trasmettono attraverso l’ingestione di acqua infetta. Possono provocare infezioni gastrointestinali e per l’Escherichia coli 0157 anche coliti emorragiche a causa di forte insufficienza renale con anemia emolitica. Questi batteri sono particolarmente sensibili al cloro, nelle piscine dove non viene fatta la clorazione proliferano e si trasmettono con più facilità.

Protozoi

  • Giardia è un’infezione che provoca diarrea e disidratazione;
  • Cryptosporidium causa enterite acuta con diarrea e dolori all’addome.

Entrambi si trasmettono attraverso l’ingestione di acqua contaminata da feci che contengono cisti (per la Giardia) e oocisti (per il Cryptosporidium) che hanno un buona tolleranza ai disinfettanti chimici più comuni come cloro e ozono. Nel caso di acqua infetta è essenziale procedere con la filtrazione (in caso di Giardia filtrazione con porosità >7 um, in caso di Cryptosporidium filtrazione con porosità > 4um) e l’utilizzo di flocculanti che permettono di aggregare e rimuovere con più facilità il materiale disciolto. Questi protozoi sono dei potenziali portatori di epidemie e sono particolarmente pericolosi per le persone immunodepresse.

Cosa fare?

Nel caso in cui la piscina sia stata contaminata attraverso il rilascio di feci o vomito nell’acqua bisogna:

  • vietare l’ingresso in acqua ai bagnanti fino a igienizzazione avvenuta;
  • in caso di feci solide, rimuoverle completamente ed eseguire una superclorazione;
  • svuotare – se possibile – totalmente la piscina, rimuovere il materiale e procedere con dose shock di clorazione, flocculante, filtrazione per 6 volte dell’acqua, lavaggio del filtro in controcorrente e smaltimento dell’acqua, in caso di feci liquide e vomito.

Trasmissione di natura non enterica: per inalazione di acqua o contatto con superfici contaminate

Virus

  • Molluscipoxvirus si trasmette per contatto diretto con persone e superfici contaminate. Può provocare congiuntivite e infezioni alla faringe.
  • Papilloma Virus si trasmette attraverso il contatto di superfici infette che, se non correttamente igienizzate, possono diventare veicolo di trasmissione del virus che causa tumori benigni della cute, verruche, soprattutto su piedi, ginocchia, mani e gomiti.
  • Adenovirus di origine fecale e orale, si trasmette attraverso il contatto di superfici infette.

Batteri

  • Legionella spp. si trova nell’ambiente e il contagio avviene per inalazione. La legionellosi si manifesta attraverso la Sindrome di Pontiac e la Malattia dei Legionari.
  • Pseudomonas spp. si trasmette attraverso il contatto con persone e superfici contaminate. Può provocare follicolite, otite, infezioni alle vie urinarie, respiratorie e delle cornee.
  • Staphylococcus spp. si trasmette attraverso il contatto con persone e superfici infette. Può causare infezioni della cute e delle ferite, alle vie urinarie e agli occhi oltre a otite esterna e impetigine.
  • Mycob. marinum si trasmette attraverso il contatto con superfici infette e provoca infezioni della cute e dei tessuti molli e nei casi più gravi malattie respiratorie.
  • Funghi e lieviti si trasmettono attraverso il contatto con persone e superfici infette.

Protozoi

  • Naegleria fowleri si trova nell’ambiente e si trasmette per inalazione (es: tuffi o immersione) di amebe che giungendo al cervello provocano Meningoencefalite Amebica Primaria (MAP). Per ridurre il rischio si consiglia sempre di riempire la piscina utilizzando acqua proveniente da una fonte sicura e trattandola con flocculanti e filtrazioni.
  • Acanthamoeba si trova nell’ambiente e, come per la Naegleria, si trasmette per inalazione. Può provocare l’Encefalite Granulomatosa Amebica (EGA) e un’infiammazione della cornea, la cheratite da Acanthamoeba.

Per ridurre le possibilità di contrarre le malattie sopra elencate e per salvaguardare la salute e la sicurezza dei natanti bisogna periodicamente – in base alla frequenza di utilizzo della piscina – procedere con le relative misure di sanificazione dell’acqua, degli impianti e delle superfici della piscina.

Piscina: messa in funzione per la stagione estiva

Tutti i passaggi per l’apertura e la corretta messa in funzione della piscina a inizio stagione: dalla pulizia al controllo degli impianti fino al trattamento dell’acqua

Per rimettere in funzione la piscina dopo la pausa invernale bisogna seguire alcune semplici indicazioni. Di seguito ti spiegheremo quali sono gli step da seguire, passo dopo passo, per una corretta messa in funzione della piscina in modo da non avere problemi di manutenzione durante l’estate.

Innanzitutto qual è il periodo migliore per pulire la piscina e rimetterla in funzione? Prima dell’arrivo del caldo, quando la temperatura dell’acqua si aggira attorno ai 12° C, non oltre altrimenti c’è il rischio che si formino delle alghe complicando le seguenti fasi di pulizia.

Tutti gli step per mettere correttamente in funzione la piscina per la stagione estiva

 

1 Rimuovere, lavare e riporre il telo di copertura invernale

La prima cosa da fare per preparare la piscina alla stagione estiva è rimuovere il telo di copertura assicurandosi di togliere tutti i residui che si sono depositati sulla superficie del telo lungo il corso dell’inverno e l’eventuale acqua stagnante. Durante la rimozione fai attenzione che il telo non sprofondi nell’acqua. Poi procedi con la pulizia, per farlo puoi utilizzare l’idropulitrice. Assicurati che entrambi i lati della copertura siano completamente puliti e, per una conservazione ottimale, puoi cospargerla con del talco prima di piegarla e riporla in un posto protetto e asciutto.

È consigliabile svuotare completamente la piscina e pulirla accuratamente, come vedremo di seguito.

2 Svuotare la piscina totalmente

Per svuotare la piscina bisogna accendere la pompa impostando la valvola selettrice in modalità scarico. In questo l’acqua fluirà attraverso le prese di fondo svuotando completamente la piscina. Ti consigliamo di effettuare questo passaggio con molta calma, tenendo in considerazione la portata della fognatura del tuo comune di residenza. Per rimuovere anche gli ultimi centimetri d’acqua depositati nel fondo vasca puoi munirti di un’ulteriore pompa di scarico in modo che la piscina sia completamente vuota prima di effettuare gli altri passaggi.

3 Pulire le pareti e il fondale della piscina

Per la pulizia di pareti e fondale ti consigliamo di scegliere i prodotti più idonei in base al tipo di sporco da rimuovere facendo molta attenzione alla loro compatibilità di utilizzo sui rivestimenti (pareti e fondale), per non rischiare di rovinarli. Solitamente sono necessari i disincrostanti a base acida nelle aree dove l’acqua è molto calcarea. Per rimuovere la solita riga gialla nella linea di galleggiamento puoi utilizzare uno sgrassatore. Procedi cospargendo il prodotto scelto sulle pareti da pulire, se necessario lasciarlo agire per alcuni minuti, e spazzola prima di proseguire con il risciacquo.

4 Controllare e pulire pompe e filtri

Durante la fase di rimessa in funzione della piscina non ci si deve dimenticare di detergere anche le altre componenti – oltre alla vasca – come le pompe, filtri e prefiltri. Bisogna svuotarli, pulirli e risciacquarli accuratamente. Per pulire gli skimmer bisogna lasciare aperto il prefiltro della pompa in modo che l’acqua scorra nelle tubazioni. Se la piscina è a sfioro, invece, pulire accuratamente anche la canalina. In questo caso è necessario lo svuotare e la pulire anche della vasca di compenso.

Anche l’impianto di filtrazione va controllato e pulito, assieme ai filtri che vanno lavati e risciacquati più volte per garantire una chiarificazione dell’acqua adeguata. I filtri vanno puliti con un lavaggio controcorrente in modo da rimuovere sporco e impurità e riassettare la sabbia. Durante l’estate, periodicamente, i filtri andranno ripuliti.

5 Riempire la piscina

Terminate le fasi di pulizia si può procedere con il riempimento della piscina. Si consiglia di usare l’acqua dell’acquedotto perché chimicamente sana. Diversamente l’acqua presente in un pozzo privato, anche se limpida, presenta sostanze naturali che agevolano – ad esempio – la formazione di alghe. Nonostante si possa poi trattare l’acqua con prodotti chimici va ricordato che è una procedura che alla lunga richiede più manutenzione e costi aggiuntivi.

6 Trattamento dell’acqua a inizio stagione

Il trattamento dell’acqua a inizio stagione – o da effettuarsi dopo particolari situazioni ambientali che alterano la composizione dell’acqua – va fatto attraverso la superclorazione o clorazione d’urto.

Attraverso la superclorazione si introduce nell’acqua una quantità di disinfettante a base di cloro di gran lunga superiore a quella utilizzata durante le normali procedure di disinfezione dell’acqua. L’obiettivo è quello di disinfettare e sterilizzare tutti i componenti della piscina per eliminare e ossidare qualsiasi microrganismo sopravvissuto durante le precedenti procedure di pulizia della piscina. Il cloro, infatti, ha una funzioni battericida molto efficace.

Come effettuare il trattamento dell’acqua con la superclorazione

Per questo tipo di trattamento dell’acqua di inizio stagione la quantità di cloro da usare è superiore a quella usata durante la clorazione standard, si consiglia di utilizzare un prodotto ad alta concentrazione di cloro adatto per la clorazione shock e di diluire secondo le indicazioni riportate sull’etichetta del produttore. La piscina non potrà essere usata per almeno 2-3 giorni durante i quali bisognerà monitorare il livello di cloro presente nell’acqua.
Si ricorda di usare i guanti, occhiali protettivi ed altri dispositivi di sicurezza nella manipolazione dei prodotti chimici.

7 Regolazione dei livelli di cloro e pH

Terminato il trattamento dell’acqua con la superclorazione bisogna verificare che cloro e PH siano a livelli ottimali per garantire un accesso sicuro ai bagnanti:

  • livello di cloro ottimale = 1,2 (o compreso tra 1,0 – 1,5)
  • livello di pH ottimale = 7,2 (o compreso tra 7,0 – 7,4)

Con il test kit puoi monitorare i valori di cloro e pH.

Dopo aver effettuato tutte le procedure di controllo, pulizia e trattamento dell’acqua si può iniziare a montare le scalette e tutti gli altri accessori esterni.

Apertura stagionale, piscine pronte all’uso

Facciamo il tagliando alla nostra piscina con l’apertura e la pulizia stagionale

Quando arriva il momento di riaprire la piscina significa che le giornate invernali stanno, piano piano, lasciando il passo alla bella stagione, e quindi è arrivato il momento di attivarsi per pensare seriamente a rimettere in moto tutto. Le operazioni da svolgere per la riapertura non sono molte, ma se svolte correttamente vi permetteranno di utilizzare la piscina per tutta l’estate senza alcun problema o pensiero.

Schematicamente, per aprire la tua piscina interrata, dovrai:

  • Pulire accuratamente il giardino e in seguito rimuovere la copertura della vasca;
  • Check up di tutti gli apparecchi elettrici e meccanici del locale tecnico e dell’impianto di riciclo;
  • Verifica di tutti gli accessori (idromassaggio, scalette, trampolini, ecc…);
  • Accensione degli impianti di filtrazione e disinfezione, lasciando acceso il tutto per un paio di giorni facendo attenzione e rumori insoliti;
  • Controllo dell’acqua: verificati i parametri, procedere ad una clorazione shock (utile ad una disinfezione definitiva di ogni parte della piscina) e poi, misurati i valori, dopo alcuni giorni, correggere pH e cloro con i prodotti appositi;
  • Avviare l’impianto di filtrazione per altre 24 ore.

Riapertura piscine: vediamo insieme nel dettaglio i vari passaggi

L’apertura della piscina a inizio stagione e la sua messa in funzione è un momento importante. Per preparare la piscina all’utilizzo, infatti, bisogna togliere la copertura invernale, ripulirne la superficie, procedere con il trattamento dell’acqua e riavviare l’impianto di filtrazione. Tutte queste operazioni vanno svolte meticolosamente per evitare problemi nei mesi a venire.

1- Copertura invernale: Rimozione, lavaggio e rimessaggio

Per evitare che la copertura invernale si rovini e poterla riutilizzare nuovamente a fine stagione, bisogna lavarla e ripiegarla solo quando è perfettamente asciutta su entrambi i lati e va riposta nel vostro garage o locale destinato ai prodotti per la piscina. Inoltre segnaliamo di controllare il giardino e l’area circostante la piscina. Rimuovere detriti, foglie secche o fiori dalla parte più vicina al bordo.

Fate tutto il possibile per sgombrare bene l’area, pulite la pavimentazione perimetrale in modo tale che la polvere e lo sporco accumulato nei mesi invernali non ricadano subito in acqua una volta tolto il telo. Se avete alberi con rami fioriti che sporgono proprio sulla piscina potarli in via preventiva. Tutte queste operazioni sono le più semplici ma spesso le più trascurate.

2 – Pulizia pareti e fondo vasca

Questa è un’operazione che si compie a vasca piena pulendo i depositi della linea di galleggiamento ed aspirando il fondo vasca con l’apposita spazzola aspirafango. Si procede, poi, alla pulizia degli skimmer, lasciando il prefiltro della pompa aperto e facendo scorrere l’acqua nelle tubazioni. Stessa cosa per la canalina, nel caso di piscina a sfioro, che deve essere lavata in profondità lasciando aperto lo scarico della vasca di compenso. Anche quest’ultima andrà, poi, ripulita.

3 – Trattamento dell’acqua iniziale: clorazione d’urto o superclorazione

a) La clorazione d’urto consiste nell’introdurre una dose di disinfettante di molto superiore a quella necessaria ad una normale disinfezione dell’acqua. Questo trattamento chimico ha lo scopo di sterilizzare e disinfettare ogni componente della struttura, pareti, fondo, filtri e tubazioni. In questo modo, ogni microrganismo sopravvissuto alle operazioni di pulizia viene definitivamente eliminato. Di norma si esegue solo a inizio stagione, o in seguito a particolari eventi. Durante il periodo di utilizzo della piscina, infatti, basta eseguire una normale disinfezione ogni due settimane circa.

b) La superclorazione o trattamento shock è da effettuarsi sia nel caso si sia scelto di non svuotare la piscina a inizio stagione sia nel caso in cui la piscina sia appena stata riempita, prima di far entrare i bagnanti.

Per il trattamento shock vengono impiegate apposite sostanze a base di cloro, come ad esempio il dicloro granulare. La quantità di prodotto necessario varia in base allo stato di contaminazione dell’acqua, anche se in generale si consiglia di utilizzare 15-20 g/mc di disinfettante contro gli 8-10 g/mc della clorazione periodica. Con la sigla mc sono indicati i metri cubi del filtro dell’impianto. A questa operazione può essere utile affiancare una dose di prodotto antialghe e, se l’acqua è particolarmente ricca di ferro, aggiungere una dose di flocculante.

4 – Impianto di filtrazione: controllo e messa in funzione

Una volta conclusa la pulizia della piscina, bisogna rimettere in funzione l’impianto di filtrazione. Per farlo è necessario effettuare un controllo sui singoli elementi che lo costituiscono, quali filtri, pompe e tubazioni. Per prima cosa, vanno puliti e richiusi i prefiltri, che durante l’inverno sono stati tenuti aperti. Dopodiché si passa a chiudere lo scarico della vasca e quello della vasca di compenso, nel caso in cui sia presente.

Prima di iniziare con il normale regime di filtrazione, è bene controllare lo stato dei filtri e le condizioni della massa filtrante, essenziale per la chiarificazione dell’acqua. Per riportare questo elemento alla sua condizione originaria è necessario effettuare un lavaggio controcorrente del filtro, detto controlavaggio, per eliminare lo sporco e riassettare la sabbia. Solo adesso si può passare ad un normale regime di filtrazione. Per concludere vanno rimesse in funzione le apparecchiature per il dosaggio automatico dei prodotti chimici e va controllata la pressione del manometro sui filtri, che potrebbe segnalare la dimenticanza di una valvola rimasta aperta.

5 – Controllo dei valori chimici e il livello dell’acqua

Dopo la superclorazione iniziale è necessario riportare i parametri di cloro e del PH a livelli ottimali prima di far entrare i bagnanti.

6 – Montaggio accessori esterni

A questo punto si possono installare tutti i componenti esterni rimossi per il periodo invernale (scaletta, tavola trampolino, sistemazione accessori locale tecnico)

7 – Verifica impianto di illuminazione

Prima di inaugurare la stagione è opportuno dare un’occhiata all’impianto di illuminazione, in modo tale che funzioni correttamente e che non abbia subito danni durante l’inverno. Va verificato lo stato delle singole lampadine, siano esse tradizionali o a led, e si sostituiscono quelle che non si accendono più. Si passa, poi, alla centralina principale che controlla tutto il sistema e si effettua un check generale prima di procedere a programmare l’impianto.


I sistemi di sterilizzazione dell’acqua

La sterilizzazione dell’acqua come elemento per la sicurezza sanitaria della piscina

I trattamenti di sterilizzazione dell’acqua più diffusi si basano sull’azione di un reagente chimico e il suo dosaggio può avvenire tramite una pompa dosatrice se il prodotto è in forma liquida (come ad esempio il cloro, il più usato tra i disinfettanti), oppure iniettato se in forma gassosa come l’ozono.

In ogni tipologia di piscina, da pubblica a privata, si deve sempre mantenere controllata la possibile contaminazione con il sistema della “Conta batterica a 22°C e 37°C”: questo metodo permette di stimare non solo la quantità di batteri presenti in acqua ma anche le condizioni igieniche della vasca e la potenziale ricrescita dei microrganismi. Bisogna infatti sempre tener presente che nell’acqua si immergono le persone, elemento che incide sulla qualità dell’acqua in quanto queste possono contaminarla con sudore, urina, capelli, epidermide, olii abbronzanti e batteri. Anche l’ambiente esterno incide sulla contaminazione dell’acqua della piscina con piogge, vento e fogliame.

La disinfezione come procedimento meccanico o chimico

L’acqua della piscina può essere sterilizzata attraverso due procedimenti, quello meccanico e quello chimico (in cui uno non sostituisce l’altro):

1 – La pulizia meccanica è resa possibile attraverso il filtro che trattiene le impurità di carattere fisico come capelli, insetti, piccoli detriti, foglie, ecc. All’interno del filtro vengono inseriti vari materiali quali sabbia, quarzite, vetro o fibra di poliestere. La sabbia è l’elemento più utilizzato anche se il rapporto detriti/sporco filtrato è di appena 40/60 micron contro i 10/20 micron degli altri sistemi ( dove il micron è un millesimo di millimetro).

In particolare, a seconda della struttura delle diverse piscine sono previsti diversi tipi di impianti di filtrazione che in generale prevedono tre passaggi comuni ad ogni riciclo dell’acqua (a cui poi segue la disinfezione con cloro):

  • prefiltrazione: utilizza filtri a cestello per filtrare le impurità più grossolane tra cui capelli o piccoli oggetti accidentalmente caduti o persi in acqua;
  • coagulazione: permette l’aggregazione di oggetti e sostanze più piccoli in impurità colloidali. La coagulazione utilizza il dosaggio di sostanze flocculanti come il polidrossicloruro di alluminio e il solfato di alluminio.
  • filtrazione: permette di trattenere le varie impurità facendo passare l’acqua attraverso batterie di filtri generalmente costituite da letti di sabbia multistrato o diatomee.

2 – La pulizia chimica avviene tramite la sterilizzazione dell’acqua attraverso l’uso di prodotti chimici permettono di uccidere i batteri presenti in vasca. Questo aspetto viene realizzato attraverso la regolazione del PH (il cui valore deve essere compreso tra 7,2 e 7,4) e la regolazione del disinfettante (come il cloro, l’ozono, ecc.).

L’inserimento dei prodotti che regolano queste due funzioni, avviene in modo manuale oppure automatico:

  • Quello manuale si fa controllando i valori tramite una provetta che viene immersa per pochi secondi nell’acqua della piscina che è in grado di fornire  i dati necessari per capire quando occorre rabboccare i prodotti di sterilizzazione.
  • Quello automatico viene effettuato tramite centralina che si occupa autonomamente di leggere i valori di PH e cloro e dosare in modo automatico i prodotti chimici.

I diversi tipi di sterilizzazione

Oltre al comune cloro esistono anche altri impianti di disinfezione alternativi. Gli impianti a UV utilizzano lampade germicide a bassa pressione che eliminano i batteri per fotolisi (in questo caso in acqua deve esserci il minor numero possibile di solidi sospesi e sedimentabili, in caso contrario i fenomeni di assorbimento e dispersione della luce UV potrebbero comprometterne l’efficienza di disinfezione).

Nelle piscine all’aperto poi vengono anche utilizzati flocculanti come sali di magnesio e sostanze antialghe proprio per diminuire il rischio di contaminazione batterica oltre che per migliorare limpidezza e trasparenza dell’acqua.

La sterilizzazione al sale prevede che una volta l’anno venga introdotto il sale nella vasca della piscina dopodiché, quando l’acqua passa attraverso la centralina, si genera un procedimento elettrolitico grazie al quale il sale si scompone in vari composti, fra cui l’ipoclorito (che di fatto è lo stesso agente sterilizzante del cloro) che viene poi immesso nell’acqua sterilizzandola.

La sterilizzazione al sale garantisce la qualità dell’agente sterilizzante in quanto prodotto direttamente dal sale mentre nel cloro liquido (in polvere o in pastiglie) non si ha la certezza della purezza dei componenti.

Come costruire la tua piscina: cemento armato, casseri a perdere o in pannelli d’acciaio

Cemento armato

Il cemento armato, non è l’unica soluzione da scegliere per la realizzazione della propria piscina interrata, anche se è la più consigliata. La piscina realizzata con struttura in cemento armato è la più resistente e duratura, ma necessita di alcuni accorgimenti durante la progettazione e la preparazione: ad esempio una corretta miscela di calcestruzzo da impiegare in base alla classe di esposizione ambientale a cui è soggetta la struttura.

Per rendere la struttura di una piscina più duratura nel tempo, resistendo alle azioni aggressive dell’ambiente, agli attacchi chimici, all’abrasione o ad ogni altro processo di degrado che coinvolga sia il cemento che le armature metalliche, è necessario progettare la miscela da gettare seguendo la normativa UNI EN 206-1:2016, che prende in considerazione le classi di esposizione ambientale alle quali potrebbe essere esposta la struttura. Ad esempio la classe di esposizione XD2 vale per piscine sottoposte a condizioni ambientali molto aggressive, ovvero alla corrosione indotta da cloruri in ambiente perennemente bagnato.

Negli ultimi anni sono nate nuove tecnologie con l’intento di unire la solidità del cemento con una maggiore velocità di realizzazione: ne sono un esempio le piscine in cemento con casseri a perdere, in cui i casseri possono essere di vari materiali (cemento essi stessi, polistirolo, polipropilene/plastica), diventando parte della struttura stessa della piscina.

Casseri a perdere in polistirolo (EPS)

L’idea di costruire piscine in casseri di polistirolo, riempiti poi di cemento, deriva da sperimentazioni avvenute nel settore edile della Germania di fine anni Novanta e ormai questa tecnica è ampiamente diffusa anche per altre dinamiche, comprese le vasche idriche, per cui si è rivelata un’idea vincente: sia per la resistenza che questa struttura offre, sia per la velocità di costruzione rispetto alle normali opere cementizie, ma anche perché grazie alla proprietà del polistirolo si riesce ad ottenere un ottimo isolamento termico.

Ecco i vantaggi principali dell’EPS:

  • Leggero e resistente alla corrosione
  • Facilmente modellabile per varie esigenze di design
  • Fortemente isolante
  • Flessibile (resiste alle sollecitazioni meccaniche e termiche)
  • Facile da trasportare
  • Aumenta la sicurezza dei lavoratori
  • Economico

La base di costruzione è del tutto simile ad altre tipologie di piscine interrate: bisogna preparare con cura un basamento ben livellato e consolidato con una platea di cemento armato con rete di spessore 15-20 cm. Da questa base partono dei supporti metallici verticali che andranno ad infilarsi nei nostri blocchi di polistirolo. All’interno dei blocchi correrà una rete in ferro che dà consistenza alle pareti, facendo da armatura della piscina stessa. I blocchi poi vanno riempiti di calcestruzzo e rimarranno a formare la struttura della piscina.

Per quanto riguarda il rivestimento, invece si può sia utilizzare un liner in PVC, presaldato o da saldare sul posto. Il costo di una piscina in casseri di polistirolo è inferiore alla costruzione di una piscina in cemento ma leggermente superiore alla soluzione dei pannelli d’acciaio.

Casseri a perdere in polipropilene/plastica

Le piscine costruite con casseri a perdere in polipropilene sono mediamente più durevoli di quelle in polistirolo:resiste alle intemperie, all’umidità del terreno ed è meno soggetta a deformazione in caso di utilizzo quotidiano della vasca.

Il limitato numero di tipi di cassero non garantisce una piena libertà nella scelta di forme e dimensioni: i casseri sono prodotti mediante stampaggio, questo limita la libertà nella scelta di forme e dimensioni e anche una difficoltà nell’allineamento dei moduli che potrebbe essere disomogeneo.

Il rivestimento più consigliato e utilizzato nelle piscine in casseri a perdere in polipropilene è il liner in PVC, tuttavia, qualora il progetto della piscina presenti l’inserimento di scale o parti in vetroresina, si potrebbero creare perdite e quindi danni nei punti di collegamento.

La struttura è mediamente durevole, tuttavia, lo scarso spessore del liner utilizzato per il rivestimento, ne decreta un veloce deterioramento e quindi una sostituzione a pochi anni dall’acquisto.

Pannelli d’acciaio

Una valida alternativa al cemento sono le piscine interrate costruite utilizzando pannelli di acciaio prefabbricati, molto diffuse in ambito residenziale. Il vantaggio maggiore legato a costruzioni di questo tipo è la semplicità: questo sistema offre grande libertà di progettazione della struttura (aspetto citato per le vasche in cemento), con una velocità di montaggio paragonabile però solo alle piscine prefabbricate. Sono formate da pannelli autoportanti di acciaio zincato posizionati nello scavo seguendo la forma desiderata. I materiali sono progettati per resistere alle pressioni di terreno e acqua, e per offrire una gran durata.

Le piscine in pannelli d’acciaio interrate possono essere installate su qualsiasi tipo di terreno. Richiedono una base in cemento armato con rete elettrosaldata perfettamente livellata su cui vengono posati i pannelli e il fondo del rivestimento della piscina. Non sono necessarie tuttavia le opere di rinforzo, quindi il risparmio di tempo e costi è davvero notevole.

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Ecco i vantaggi principali dei pannelli d’acciaio:

  • Grande resistenza statica
  • Costruzione solida grazie alla struttura autoportante ed elastica
  • Installazione semplice e veloce
  • Riduzione del costo di lavoro e manutenzione
  • Libertà di scelta di forma e dimensione della struttura

La piscina in pannelli d’acciaio è la soluzione ideale per coloro che vogliono costruire una bella piscina e funzionale, con un ottimo rapporto qualità-prezzo.


Scegli il tuo sistema di circolazione: sfioro o skimmer

In un precedente articolo abbiamo affrontato l’argomento della depurazione come strumento utile per il riciclo dell’acqua attraverso il sistema di circolazione. A tal proposito la Norma UNI 10637/2016 prevede che tutti i tipi di trattamento di depurazione dell’acqua della piscina devono essere funzionanti in modo continuativo nell’arco delle 24 ore, con un ricambio giornaliero di almeno 30 litri d’acqua per bagnante e in ogni caso non inferiore al 2,5% del volume della vasca. Gli impianti di filtrazione devono inoltre garantire, a seconda del tipo di vasca, un tempo di ricircolo minore o uguale a quello stabilito e comunque nel range da 1 a 6 ore.

In fase di progetto è importante scegliere il tipo di ricircolo che desideriamo utilizzare, tenendo in considerazione che sono due le tipologie principali in commercio:

Sfioro: bordo sfioratore e sfioro infinity

Lo sfioro è la soluzione estetica e funzionale migliore, è quello che garantisce la miglior pulizia superficiale in quanto l’acqua si trova allo stesso livello del bordo vasca, per consentirle di raggiungere agevolmente la canaletta di sfioro: questa può interessare l’intero perimetro della piscina o solo una parte, e spesso viene coperta da una griglia in plastica, acciaio, pietra ricostruita o addirittura con ciottoli.

La realizzazione dello sfioro è comunque abbastanza costosa e si devono valutare alcune specifiche caratteristiche in fase di progettazione:

  • Si deve realizzare anche una vasca di compenso, che ha lo scopo di ripristinare il livello dell’acqua quando i bagnanti entrano ed escono dalla piscina, un serbatoio per integrare il volume dell’acqua con la stessa acqua presente in piscina (alla stessa temperatura e già disinfettata), altrimenti ogni volta si dovrebbe immettere acqua nuova, più fredda e non trattata. Per il calcolo del volume della vasca di compenso di una piscina privata dobbiamo seguire la normativa UNI EN 16713-2.
  • Vanno sempre considerati gli assestamenti del terreno successivi alla realizzazione (va considerato il peso della struttura e dell’acqua contenuta) che possono provocare piccoli movimenti della vasca modificando l’inclinazione del bordo. Risulta quindi importante valutare bene il grado di compattezza del terreno dopo lo scavo, verificare l’eventualità di piccoli smottamenti, oppure la presenza di falde freatiche superficiali.

Negli ultimi anni si sono sviluppate piscine con bordo sfioratore “a fessura”, ovvero nascosto da un rivestimento che consente all’acqua di raggiungere la canalina attraverso una fessura, oppure con sfioro “sottobordo”, in cui la canaletta è totalmente coperta dal rivestimento e l’acqua scompare sotto il suo bordo.

La scelta di costruire una piscina con sfioro a cascata è di gran lunga la migliore a livello estetico. Bellissime ed estremamente eleganti, hanno uno o due lati “aperti” che consentono all’acqua di tracimare e scivolare lungo le pareti esterne del bordo, formando una piccola cascata. L’acqua che cade viene poi raccolta da un’apposita canalina, che può essere nascosta all’occhio con ghiaia o sassi, e convogliata nella vasca di compenso per la filtrazione.

La vasca di compenso è solitamente interrata, ma se si hanno a disposizione un terreno digradante è possibile realizzarla all’esterno, creando una cascata ed un effetto ottico che fa percepire la piscina come estesa oltre la linea dell’orizzonte. Questo genere di soluzione è definita sfioro panoramico e la piscina prende il nome di Infinity pool.

La circolazione vera e propria viene assicurata da immissori che convogliano l’acqua filtrata in vasca e provocano un movimento che tende a spingere verso lo sfioro lo sporco che si deposita sulla superficie. Nel sistema a sfioro gli immissori sono normalmente posizionati sul fondo della vasca e disposti in modo da garantire una circolazione uniforme.

Skimmer

Si tratta della soluzione costruttiva più praticata per semplicità e risparmio economico visto che non serve neppure la vasca di compenso. Il ricircolo viene assicurato da un numero preciso di skimmer dai quali viene aspirata l’acqua superficiale e convogliata al gruppo di filtrazione. Gli immissori, che sono posizionati in parete, hanno il compito di favorire, spingendo, il movimento dell’acqua verso gli skimmer.

Un pò di nozioni tecniche: il numero di skimmer dipende dalla superficie della vasca e ognuno di essi coprirà circa 25 mq di superficie, per ogni skimmer inoltre si prevedono 2 immissori. Se per le piscine a sfioro l’acqua si trova allo stesso livello del bordo vasca, in quelle a skimmer, invece, l’altezza dell’acqua dipende da quella degli skimmer appunto, variando generalmente tra i 7 ed i 15 cm al di sotto del bordo.

Il posizionamento degli skimmer e degli immissori deve essere pensato in modo da favorire il ricircolo del volume di acqua contenuto nella vasca, e di solito questo è contrapposto, cioè l’immissore deve spingere verso uno skimmer e non dovrà avere forze contrarie che impediscano un movimento corretto dei fluidi, va poi progettato a seconda della forma vasca, e in considerazione dei venti dominanti, che dovranno sempre essere a favore.


Impermeabilizzazione e rivestimenti per piscine: come fare la giusta scelta

Sul mercato sono offerte numerose soluzioni per quanto riguarda l’impermeabilizzazione e i rivestimenti per le piscine, con prezzi molto variabili e con risultati estetici estremamente diversi. Saper scegliere il materiale più adatto, a seconda della conformazione del terreno, della zona d’installazione (esposizione al sole o all’ombra) e delle necessità progettuali sarà possibile però solo avvalendosi di professionisti seri e preparati che possono suggerire le soluzioni migliori.

Scopriamo insieme i diversi tipi di rivestimenti per piscine:

Liner

Si tratta di un rivestimento realizzato in PVC (polivinilcloruro) dello spessore che varia tra 0,75 mm e 1 mm, saldato in fabbrica nella dimensione della vasca. Le saldature sono realizzate con speciali macchinari che rendono quasi impercettibili i punti di giunzione, con un effetto estetico molto gradevole. Il suo ridotto spessore non deve far pensare ad una debolezza e quindi ad una durata limitata, normalmente viene garantito 10 anni per la resistenza ai raggi UV.

Il fatto di essere realizzato in un blocco unico (sacco) rende più semplice il montaggio, viene fatto con l’ausilio di aspiratori che lo fanno aderire alle pareti per poterlo spianare in modo da evitare la formazione di antiestetiche “grinze”. Lo si trova disponibile in diverse colorazioni e stampe che simulano mosaici e motivi ornamentali.

Una vasca rivestita con questa sistema non deve mai essere completamente svuotata, perché il liner tende a ritornare nella sua posizione originale e il successivo riempimento potrebbe causare distaccamenti della superficie. Consigliamo di fare eseguire questa operazione da personale competente.

Il vantaggio principale del liner è comunque quello di essere il sistema di impermeabilizzazione più economico e rapido da installare.

PVC armato

Si tratta di un doppio strato di PVC dello spessore di 1,5 mm con interposta una rete di rinforzo che gli conferisce una maggior rigidità ed anche una maggior robustezza in caso di abrasioni.

Questo materiale, fornito in teli di altezza variabile fra 1,65 e 2 metri, deve essere saldato a caldo direttamente sul posto con speciali attrezzature.

Questo rivestimento non ha le limitazioni del liner riguardo la questione dello svuotamento a fine stagione, ma viene garantito per lo stesso numero di anni in quanto il materiale ha la stessa resistenza ai raggi UV; unici due aspetti “negativi” sono il costo leggermente superiore legato alla montatura e che le giunte tra una saldatura e l’altra sono più visibili non essendo un unico sacco.

Ha però il vantaggio di adattarsi a qualunque forma, perché la piscina viene proprio “vestita” su misura, ed è quindi una scelta obbligata su forme irregolari, su piscine a sfioro, spiagge, isole, ecc.

Anche questo materiale è disponibile in numerose tonalità di colore e stampe.

Mosaico vetroso

Si tratta di rivestimenti esteticamente molto belli dedicati a piscine di un certo pregio a causa dei costi che possono anche raggiungere cifre esorbitanti a seconda del tipo di materiale che si sceglie (per i mosaici con lamina d’oro inserita si può arrivare ad oltre 1.000 euro al metro quadro).

Prima di posare il mosaico vetroso si dovrà procedere ad una perfetta impermeabilizzazione delle pareti e del fondo con speciali malte elastiche e reti in fibra di vetro. Quando si sceglie un rivestimento di questo tipo, bisogna anche mettere in conto che sarà necessaria una manutenzione costante negli anni.

Piastrelle

Le piastrelle da piscina sono spesso utilizzate per le copertura di grandi superfici, specie negli impianti sportivi. Si consiglia di optare per questo rivestimento soltanto in presenza di terreni particolarmente stabili perché eventuali assestamenti potrebbero creare crepe e causare infiltrazioni. Le piastrelle più utilizzate sono in gres porcellanato o clinker. La fase più delicata – come per il mosaico –  è quella precedente alla posa, ossia l’impermeabilizzazione che deve avvenire con colle resistenti all’acqua, gelo, pressioni e contropressioni.

Pietra

Rappresenta una valida soluzione per quei contesti con vincoli paesaggistici in cui l’inserimento della piscina deve avvenire in armonia con l’ambiente naturale circostante. Capaci di donare antiche suggestioni o di esaltare le linee moderne della vostra piscina, le diverse tipologie di pietre vanno scelte con estrema cura e attenzione. La loro posa avverrà in una fase successiva all’impermeabilizzazione della vasca.

Resina

Le resine sono un materiale flessibile e resistente, particolarmente versatili dal punto di vista cromatico e permettono un ampio margine di personalizzazione e possiedono proprietà impermeabilizzanti.

Pittura

Abbiamo lasciato per ultima questo soluzione di rivestimento, la più economica tra quelle prese in esame, ma anche la meno duratura. Pur considerando di eseguire una buona applicazione iniziale, realizzata con tutte le accortezze necessarie (pulizia perfetta del fondo, mani di fissativo e successiva applicazione di più mani di pittura speciale), rende necessaria una ripresa ogni 2-3 anni, e il risultato estetico e funzionale lascia molto a desiderare pur utilizzando prodotti di buona qualità (esempio il clorocaucciù). Consigliamo di valutare questa scelta solo per soluzioni provvisorie, in attesa di un rivestimento più duraturo.


Coperture di sicurezza per le piscine esterne

Copertura piscine: facciamo chiarezza

Le coperture di sicurezza per piscine sono, in generale, coperture capaci di reggere determinati pesi.

Questi tipi di coperture sono nate per evitare i rischi di incidenti pericolosi che possono avvenire in piscina. In particolare i casi di annegamento, causati proprio dal telo di copertura che si chiude a sacco sulla vittima, sono piuttosto frequenti.

La nuova norma UNI EN 11718 è molto chiara al riguardo e spiega che un telo per essere definito copertura di sicurezza deve:

  1. Supportare per 20 minuti un peso di: 20, 30 o 40 chili;
  2. Supportare l’attraversamento di una persona senza subire strappi o rotture dei fissaggi con un peso di 25, 80 o 100 chili;
  3. Avere una resistenza all’impatto con la copertura da un’altezza di 50 cm per un peso di 25, 50 o 70 chili;
  4. Aver superato la prova di intrappolamento di una persona;
  5. Dev’essere opportunamente vincolato in modo da impedirne una transazione laterale.

Che tipologie di coperture per piscine (in sicurezza) esistono in commercio?

  • Coperture a tapparella

Le coperture per piscine a tapparella sono una delle tipologie più eleganti in commercio che, se prodotta e installata secondo precise norme, può essere considerata di sicurezza. Con il loro rullo avvolgitore (servono dei binari però), che può anche essere nascosto, si svolgono e avvolgono automaticamente e velocemente. Il loro utilizzo è solitamente confinato al periodo estivo, per preservarle dall’usura invernale e perché non garantiscono sufficiente impermeabilità allo sporco.

  • Copertura telescopica

Si tratta di strutture in alluminio con pannelli scorrevoli in policarbonato o polietilene trasparenti e robusti. Oggi  sono disponibili moltissimi modelli con forme, dimensioni e colori diversi fra loro, svariate soluzioni per l’apertura delle vetrate, con binari o senza e molte altre varianti e particolarità.

  • Teli di copertura con barre rigide

Le coperture con barre orizzontali rigide sono molto interessante da valutare perchè sono un 4 stagioni, in quanto hanno una grande facilità di arrotolamento e srotolamento e non ostacolano l’utilizzo estivo della piscina. In queste coperture il peso è retto dalle barre orizzontali, solitamente in alluminio, tra le quali sono disposti pannelli in PVC molto spesso.

  • Teli di copertura con ancoraggio a pioli

Le coperture di sicurezza con fissaggio a pioli, cinghie e molle sono le più economiche ed utilizzate, il carico che riescono a sopportare dipende dalla loro fattura, in genere si tratta di coperture in PVC molto spesse, con una serie di cuciture per irrobustirle. In questa tipologia di coperture, il materiale dev’essere idoneo a reggere il carico stabilito senza strappi e il fissaggio perfettamente in posizione per evitare spostamenti laterali che ne ridurrebbe l’efficacia.

  • Coperture a terrazza

Le coperture a terrazza sono un’assoluta novità tra le coperture “standard” di sicurezza per la loro eleganza e funzionalità. Si tratta di spesse tavole in legno che, scorrendo su rotaie poste ai lati della piscina, coprono e scoprono la vasca in pochi secondi, in modo automatizzato. Queste coperture creano uno spazio ulteriore nel proprio giardino dove posizionare anche dell’arredo esterno.

  • Coperture gonfiabili

Si tratta sostanzialmente di 2 teli PVC sovrapposti tra i quali si crea un cuscino d’aria grazie ad un gonfiatore elettrico. In questo modo la copertura si trova da un lato a galleggiare sull’acqua e dall’altro a sopportare tranquillamente il peso di un bambino. L’ancoraggio di questo telo è simile a quello dei classici teli invernali ma una sua caratteristica interessante è che, data la bombatura, riesce a far cadere lateralmente la neve e le precipitazioni, risolvendo un annoso problema delle coperture invernali.

  • Copertura di sicurezza in telo su binari

Questa soluzione richiede l’installazione di binari speciali, più semplici di quelli delle copertura a tapparella, in quanto possono anche essere posizionati fuori dall’acqua, ma pur sempre invadenti. A differenza delle altre però sono pensate principalmente come coperture invernali, anche se non è escluso il loro utilizzo estivo. Necessitano anche di un rullo esterno per arrotolamento e srotolamento.

 

 

 

Sicurezza in piscina a tutela dei più piccoli

I benefici del nuoto e i rischi da considerare in vasca  

L’attività natatoria se praticata in sicurezza fin dai primi anni di vita è in grado di favorire un adeguato sviluppo delle capacità motorie e un buono stato di salute. Per quanto riguarda i neonati per esempio, l’attività in acqua costituisce uno stimolo allo sviluppo psicomotorio e aiuta a sviluppare una certa autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro apprendimento del nuoto e come prevenzione verso possibili infortuni. Nei bambini più grandi invece, il ricorso ad un istruttore favorisce il miglioramento dello schema corporeo tramite specifiche tecniche di galleggiamento e spostamento.

Tra le varie attività sportive che si possono praticare da piccoli dunque, il nuoto è tra le più complete e salutari. Occorre tuttavia tener conto di alcuni rischi che si possono incontrare in acqua e che spesso sono sottovalutati, serve prendere consapevolezza di quelli che sono gli accorgimenti da adottare in modo da trovare delle soluzioni adeguate e cautelarsi.   Questo vale per chiunque, sia per chi frequenta le piscine ma a maggior ragione per chi accompagna i figli.

Prevenzione dai rischi (anche microbiologici) dovuti agli sbalzi di temperatura

La congestione digestiva è un disturbo molto comune tanto negli adulti quanto nei bambini, colpisce l’apparato gastrointestinale ed è dovuto a un brusco sbalzo di temperatura. Per prevenire problemi digestivi, coliche e crampi, bisogna evitare di nuotare prima di 2-3 ore dopo aver fatto un pasto abbondante. Subito dopo il bagno invece, è preferibile evitare l’assunzione di bibite molto fredde e per una profilassi completa è sconsigliato tuffarsi sudati, quindi di abituare gradualmente il corpo all’immersione e di sospendere il bagno in caso di insorgenza di crampi.

Per scongiurare ulteriormente i rischi correlati alla perfrigerazione inoltre, i luoghi chiusi  devono essere riscaldati, i pavimenti asciutti e non si deve dimenticare di usare l’asciugacapelli. La temperatura della vasca dev’essere costantemente monitorata e regolata da a un sistema di scambiatore termico, tra 28 e 30 gradi.

Qualsiasi accorgimento che aiuti a ridurre il quantitativo di sostanza organica nell’acqua è utile a limitare i rischi correlati agli agenti patogeni. Innanzitutto è fondamentale fare la doccia prima di entrare in piscina, usare la ciabattine fuori dall’acqua ed asciugare bene la pelle tra le dita dei piedi dopo la doccia. Potrebbe essere utile a questo proposito  controllare con frequenza il ricircolo ed il reintegro dell’acqua, assicurare il ricambio dell’aria ed effettuare regolarmente il prelievo dei campioni per l’analisi dell’acqua in vasca.  

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I bocchettoni di aspirazione e le prese di fondo

Al fine di evitare il depositarsi di sostanze organiche in piscina che favoriscono il il proliferare di microorganismi animali (batteri) e vegetali (alghe), l’acqua dev’essere trattata attraverso la disinfezione e ciclicamente filtrata. L’acqua aspirata dagli skimmer e dallo scarico di fondo, una volta ripulita nel filtro apposito, viene reimmessa  in vasca tramite una pompa di circolazione.

Questa è la prassi che bisogna  regolarmente seguire ma c’è un aspetto molto importante di cui tenere conto per aumentare la sicurezza in piscina, soprattutto se la volontà è quella di tutelare i più piccoli: la regolazione della potenza di aspirazione e drenaggio delle bocchette o inadeguata progettazione delle stesse. Le bocchette dell’acqua, dove la suzione è molto forte, possono intrappolare parti del corpo (più spesso i capelli) intrappolando il soggetto sott’acqua. A maggior rischio di tali incidenti sono infatti le persone con capelli molto lunghi.

Le prese di fondo hanno il precipuo scopo di essere utilizzate per le manovre tecniche, ovvero quelle deputate al filtraggio durante il riempimento di una piscina domestica interrata.

La loro posizione si trova nel punto gravitazionale più in basso. Da ciò si deduce l’importanza di un controllo regolare ed accurato sulle stesse, per ovviare anche a possibili piccoli o gravi incidenti qualora non fossero perfettamente chiuse oppure adeguatamente funzionanti.

Per garantire massima sicurezza la velocità dell’acqua che attraversa le bocchette deve essere inferiore a 0,5 m/s e devono essere presenti almeno due aperture lungo ogni linea di aspirazione.

Inoltre, in fase di progettazione, è opportuno prevedere il posizionamento in modo cha non possano essere coperte dal corpo di un singolo utente. Le griglie di protezione delle bocchette di aspirazione devono avere fori di dimensioni non inferiori a 8 mm.

Sicurezza in vasca: le normative europee 

La definizione delle norme che definiscono quali sono i requisiti minimi necessari per gestire una piscina privata è stata soggetta a cinque anni di studio fino all’entrata in vigore nell’ottobre 2015 delle normative europee UNI EN 16582 e 16713, dove la prima cura le strutture e  la seconda gli impianti.

La UNI EN 16582 regola i progetti per le singole piscine con i pannelli in metallo  secondo standard di resistenza alla corrosione. La UNI EN 16173 invece, tratta il tema della sicurezza in acqua, nello specifico delle prese di fondo: lo scopo è quello di scongiurare eventuali pericoli dovuti all’intrappolamento dei capelli (o del corpo) nelle prese. In questo caso,  il sistema di scarico è importante che sia adeguatamente fornito di metodi anti-intrappolamento.

Salvo qualche differenza, le normative sono simili sia per le piscine pubbliche che per quelle private ed in entrambi i casi, l’interesse è quello di regolare i temi come il trattamento chimico dell’acqua, i valori ideali per una manutenzione in regola e la corretta gestione della strumentazione messa a disposizione delle piscine.